G R I M O O N

Homepage

News

Biografia

Video

 

Musica

 

Foto

Testi

Concerti

Contatti

Link

 

Stampa


Link di prova

Il Mucchio Selvaggio - n°581 dal 1° al 7 giugno 2004

Rockerilla - n°286 giugno 2004

Rockit - ottobre 2004

Freequency - giugno 2005

Speak My Language (web fanzine) - n°1 giugno 2004
Drive magazine - 28 luglio 2004

La Stampa, Indieweb - ottobre 2004

Rock Sound - gennaio 2005

Beautiful Freaks

Indie pop - ottobre 2004

Enrico Dj Enver - luglio 2004

Alternatizine - dicembre 2004


Intervista - Speak My Language (web fanzine) - n°1 giugno 2004

RockOn

I Grimoon nascono nel 2003 dall'unione dei componenti di alcune band della scena alternativa veneta (Libra, Klienkief) con la voce suadente dell'artista franco/belga Soleen Le Marchand. Il gruppo agli esordi altro non doveva essere che un side project di musicisti già impegnati in altri ambiti ma di lì a poco la creatura Grimoon cominciava ad apparire troppo bella per venire abbandonata.

Dopo l'ep d'esordio del 2004 � Demoduff#1 � prodotto dalla Macaco Records, arriva ora il primo album ufficiale � La Lanterne Magique �, firmato sempre dalla stessa casa discografia, con Giovanni Ferrario a dirigere i lavori e distribuito da Audioglobe. Nel mezzo dei due lavori c'è spazio per una discreta attività live con concerti anche all'estero tra Austria, Germania e Croazia, oltre alla prestigiosa partecipazione allo Sziget Festival di Budapest nel 2005.

Potremmo definirlo un folk d'ambiente, onirico e crepuscolare, pop destrutturato ed originale , nella forma come nella sostanza, dove viene lasciato gran spazio all'improvvisazione, già la tecnica di registrazione in presa diretta ha cercato di enfatizzare questo aspetto, dove la componente umorale prevale sulla tecnica.
Tredici canzoni incantevoli che escono da questa �lanterna magica�, piccoli squarci di sole tra le nuvole della Bretagna ancora cariche di grigio dopo un'improvvisa pioggia (e lo stupore di un arcobaleno inaspettato), tredici canzoni che odorano del vento dell'oceano ma anche di provincia veneta, di gesti lenti e vecchi sapori troppo in fretta dimenticati.

Un viaggio a ritroso tra differenti generi, senza mai entrare in territori precisi, sempre al confine tra stili variopinti, dove chitarre, fisarmoniche e violini si intrecciano con soffice precisione con pianoforte e synth.
Pur avendo un mondo sonoro tutto personale, i Grimoon ricordano vagamente ed in maniera sparsa il pop acustico e decadente dei Venus , la carica folk dei Louise Attaque , la frenesia dei Violent Femmes , la dolcezza di Yann Tiersen , altro mago delle soundtrack cinematografiche, oltre ad un cantato francese che ci rimanda ad atmosfere retrò parigine. Affiorano sparsi anche rimandi ai Noir Désir più intimisti e a dirla tutta soffia pure qualche vento proveniente dai Balcani, un caleidoscopio sonoro di tutto rispetto.

Contaminazione e sinestesia, per i Grimoon la musica trae spunto dall'immagine, sia essa verità o finzione, e l'immagine si nutre di musica, ad ogni brano viene accompagnato un cortometraggio prodotto interamente dai componenti del gruppo e accanto al loro primo lavoro sulla lunga distanza viene prodotto un vero e proprio film che racconta il mondo immaginario dei Grimoon, dove il protagonista, il giornalista Mr. Lillo, approda in una strana villa abitata da singolari personaggi.

Proprio questo è l'approccio ideale verso le melodie dei Grimoon, farsi guidare in luoghi sconosciuti, concreti ma allo steso tempo irreali, pieni di magie e suggestioni. Salvifico potere della Musica.

Alberto Antonello

 

Sonic bands

Davvero interessante il progetto Grimoon, nato con l'idea di dare vita ad una band che abbina ad ogni canzone un video autoprodotto.

Nascono nel 2003 dall'unione dei componenti di alcune band venete (Libra, Klienkief) e con la personalità di Soleen Le Marchand (artista franco/belga) alla voce. Dopo l'ep d'esordio "Demoduff#1" ecco il primo album ufficiale "La Lanterne Magique" con Giovanni Ferrario dietro il mixer. La musica prodotta è un pop di alta qualità contaminato fortemente da un folk a tratti apocalittico, originale e difficilmente accostabile ad altre band, proprio per l'evidente personalità dell'ensemble. L'atmosfera è spesso cupa e suadente, terribilmente efficace e penetrante. Teatro e cinema in musica sembrano fondersi con qualche slancio meno noir, ma pur sempre mistico. Maturi gli arrangiamenti con chitarre pulite, fisarmoniche e violini che si mischiano con pianoforte e synth. Affascinante e dolce la voce, pronta ad aggiungere concretezza ai brani. Un disco che va preso nel suo insieme, un vero e proprio viaggio che delinea immagini e paesaggi onirici e surreali. Accompagna l'album anche un dvd con il primo vero e proprio film prodotto dai Grimoon, dove il protagonista (il giornalista Mr. Lillo) approda in una strana villa dove incontra personaggi stravaganti e dove oggetti ed animali hanno personalità e dove la finzione diventa realtà. Un disco ottimo, pieno di suggestioni e che conquista ascolto dopo ascolto, un progetto che definire interessante è riduttivo. Da seguire certamente anche in chiave live.

Fabio Igor Tosi

 

torna su

La stampa

Vi ricordate dei Grimoon? Sono una vecchia conoscenza di Indieweb, scoperti attraverso il loro primo ep �Demoduff#1�. Sono tornati nei negozi da poche settimane con �La lanterne magique�: album ufficiale con tanto di dvd allegato, che contiene un cortometraggio. Conferma della volontà della formazione italo francese di voler associare, ora non solo nelle performance live, musica e immagini.

Un lavoro che rinnova la buona impressione già riscontrata a suo tempo, con un tocco di qualità in più. Tredici brani che sanno coinvolgere. A volte trascinanti, a volte più malinconici, quasi filastrocche contemporane .

Le canzoni:

•  prisonniers
2- mr carré
3- moka
4- frontière
5- liberté
6- le clown
7- la lanterne magique
8- I'm looking for paris
9- lucie
10- cinema
11- les film d'horreur
12- luxure et passion
13- meme les mains viellissent

«Tutto è stato registrato in presa diretta, per non perdere la spontaneità esecutiva. Il disco nasce da intrecci tra realtà e finzione, e si culla nei suoni e nei mood delle melodie. È un album dedicato al cinema, come forma d'arte e d'espressione».

�La lanterne magique�, uscito per le edizioni Shinseiki dell'etichetta Macaco records, è stato prodotto da Giovanni Ferrario con il supporto tecnico di Max Trisotto. Il movie è stato ideato da Solenn Le Marchand, che ne ha anche curato la regia, e Alberto Stevanato. La distribuzione è stata affidata ad Audioglobe.

Federico Genta

torna su

Radio Coop

Primo album ufficiale per i veneti Grimoon, molto ben prodotti da Giovanni Ferrario, a perfetto agio in un mondo sonoro soffice, ma dai sapori aspri che spazia tra folk, accenni pop, momenti più ostici, variazioni quasi new wave.
Su tutto la suadente voce della franco/belga Solenn Le Marchand a donare ancora più fascino ad un sound particolarissimo e decisamente personale.
A corredo del tutto un dvd con un corto dai toni surreali, realizzato dalla stessa band, che abitualmente accompagna le esibizioni live con l`aggiunta di immagini, che conferisce al lavoro tutte le caratteristcihe di un prodotto decisamente interessante e tra i più importanti dell`anno in corso nella scena nostrana.

torna su

Rockit

Questo non è un disco perfetto. Però è un gran bel disco davvero. E i Grimoon non sono solo la versione italo-francese di Calexico , Black Heart Procession e Venus . Perché prendono e frullano queste e mille altre influenze in un caleidoscopio sonoro fatto di mille perline rilucenti che si compongono in tredici mosaici differenti eppure di grande omogeneità e compattezza. Meno pop del precedente "Demoduff #1", che conteneva pure perle affilate come "La tête dans les parapluies" e "Due di notte", "La lanterne magique" si muove sui binari di una tenebrosa e fascinosa europeizzazione del suono alt-country degli ultimi anni, mischiandovi agevolmente elettronica fredda, sapori di bistrot, aperture a quel vento d'Oriente che spira nella loro patria Venezia, sprazzi improvvisi di patchanka francese, perfino coriandoli di new wave newyorkese acoustic version. Realizzando con la scioltezza dei fuoriclasse il colpo di tacco della personalizzazione di un genere. Provateci voi a unire con naturalezza il Celentano fine anni 60 di "Storia d'amore" con i fumosi anni 90 dei belgi Venus , tanto per dirne una ("Mr. Carré"). Significa che avete un mondo vostro che vi rugge dentro. E di colpo, di fronte a un ipotetico ascoltatore straniero, non siete più dei bravi epigoni. Ma degli artisti con qualcosa di proprio da dire. E già qui.
Che poi ci dovete mettere anche il piccolo mondo surrealisticamente esoterico che emerge dai testi e dalle immagini del Dvd allegato: un mondo che fruga negli interstizi della realtà per scoprirne le fughe verso l'Infinito, figlio naïf de " La Montagna Sacra " di Jodorowski, delle cialtronerie di Cagliostro, dell'immaginario più cupo di Davide Toffolo nelle sue vesti di fumettista, di marionette e burattini e clown e Alice nel Paese delle Meraviglie. "La vita non è quadrata", cantano i Grimoon al loro immaginario interlocutore � guarda un po' � giornalista. Non si brucia solo nelle storie di tutti i giorni e non scorre secondo i binari della prevedibilità. Ma si snoda tra imprevisti e probabilità: e così ci son gli accenni newglobalisti (il lato che convince meno della faccenda, non per motivi politici, ché qui si parla della riuscita artistica, ma perché sentiti e risentiti), gli oggetti che si animano grazie alla magia delle parole ("Moka" / moque; o forse son le persone che si reificano?), il fascino del cinema ("Cinéma", però, rimane inarrivabile nella sua scintillante versione originale, quella dei mai abbastanza rimpianti Travolta ) e dei suoi antenati (" La Lanterne Magique "), le ebbrezze di una vacanza o di una storia d'amore, fantasmi dei morti, tristezze inconsolabili (stupendo, meraviglioso il testo di "Même Les Mains Viellissent").
E poi, il piccolo popolo indie che ha collaborato al disco. Scorrete tra le note del disco, tra le immagini del Dvd (il Gatto che suona l'organetto è Alessandro Grazian , per dirne un'altra). E partite con l'applauso. Anche se non sarà un disco perfetto. Ma è un gran bel disco davvero.

Renzo Stefanel

torna su

Rockerilla

Quella dei Grimoon non è solo musica, è spettacolo. Durante i concerti affiancano alle loro canzoni dei video di loro produzione, per il loro nuovo album � La Lanterne Magique � hanno girato un film vero e proprio, la storia visionaria e surreale di un giornalista che, nel fare un'intervista, incontra dei personaggi alquanto singolari. Il primo film dell'indie italiano pensato, girato e montato in assoluta autonomia. Già questa operazione rivela una fervida attività creativa, supportata da una felice ispirazione e da una determinata volontà nel fare. Musicalmente parlando i Grimoon continuano quello che hanno cominciato con il precedente cd auto-prodotto �Demoduff # 1� , segnalandosi per l'originalità della loro proposta, una delle più lucide degli ultimi anni del panorama indie italiano. La lingua francese è diventata preponderante, segnale chiaro che nell'armonia di questo idioma la banda fonda il suo rock onirico intriso di atmosfere notturne e aperture strumentali cariche di luce propria. Giovanni Ferrario, che ha prodotto il disco, ha seguito le naturali inclinazioni della band, dando una quadratura ai suoni e imprimendo una spinta più rock ad alcuni pezzi (�I'm looking for Paris�). Se è vero che � La Lanterne Magique � può sembrare meno immediato di �Demoduff # 1� , è altrettanto vero che le canzoni si sono fatte più ricercate (�Prisonniers�) e le soluzioni adottate maggiormente inventive (�Les Films D'Horreur�), segno che i Grimoon oltrepassano stili e generi per dare voce alle loro acute vedute musicali.

Edoardo Frassetto

torna su

Blow up

Un promettente demo (BU#83) per la sfocatura grandangolare di un panorama, il debutto ufficiale �sebbene ancora autoprodotto- a definire contorni e confini: il classico percorso delle band che valgono impone ai Grimoon delle scelte precise, la cui brillante soluzione consente in scioltezza il superamento dei timori sulle usuali difficoltà del secondo lavoro. �La lanterne magique� è essenzialmente francofona, pensosa bohème e molto caratterizzata dalla personalità di una sua autrice, Solenn Le Marchand: si restringono gli spazi al pop ( I'm looking for Paris , riarrangiata, e la cover dei Travola Cinéma : non a caso le uniche tracce limitrofe al terroir d'oltrealpe) per spalancarne alla patina nera di certa America lenta, emozionale e scettica. Nei temi universali di Liberté o nelle storielle di borgo quali Mr Carré e Moka si sviluppa un talento nitido, supportato da strumentazione vintage e le collaborazioni di Enrico Gabrielli, Max Trisotto, Giovanni Ferrario: i tempi sono maturi per l'affermazione, come presagisce l'intima e bellissima conclusione Même les mains vieillissent . A latere, ma non con minore importanza, la combriccola Macaco edita in dvd il film allegato, vera e propria sceneggiatura che può essere considerata il primo mediometraggio dell'indipendenza italiana: non una raccolta di clip, ma uno storyboard sognante tra carne e cartoon perfettamente in linea con quanto espresso finora dalla band in termini visuali, quanto serve a un'attestazione di quadrata identità.

Enrico Veronese

torna su

Drive magazine

Circa due anni fa i Grimoon mi avevano gradevolmente colpito grazie a un mini cd d'esordio, Demoduff #1 , composto da suggestivi brani folk-pop venati di una spiccata sensibilità malinconica ed oscura, una sensibilità derivata in particolare dalla nazionalità francese della cantante, Solenn Le Marchand , graziosa ragazza dotata di una voce profonda, delicata e allo stesso tempo decisamente sensuale e penetrante... Per la pubblicazione di La Lanterne Magique i Grimoon si sono fortemente impegnati nel creare qualcosa d'artisticamente valido oltre che un minimo originale: con molta naturalezza e semplicità direi che sono riusciti a raggiungere il loro scopo, anche alla luce di una maggiore consapevolezza dei propri mezzi rispetto alle loro prime realizzazioni. Una bella sorpresa è il film in dvd che accompagna l'uscita di La Lanterne Magique , realizzato proprio dalla Marchand, autrice anche di tutti i testi dei Grimoon , un graziosissimo e delicato film dalle atmosfere ironiche e surreali. Dal vista musicale e concettuale La Lanterne Magique rappresenta un gioiellino di fantasia e candore: ombrose ballate dal gusto deliziosamente retrò e aristocratico, delicati intrecci elettro-folk ed una vena ironica ed intima... La forte personalità musicale dei Grimoon si lega anche ad una maggiore padronanza dei mezzi tecnici, la chitarra di Alberto Stevanato (nonchè autore di quasi tutte le musiche dei Grimoon e seconda voce), gli interventi al violino di Andrea Iseppi, le tastiere di Claudio Favretto e della stessa Marchand... tutti gli strumenti sono perfettamente integrati nel loro ruolo e la scrittura di brani come Frontière , Prisonniers , La Lanterne Magique , Le Clown , è ormai definitivamente matura per un ampio riconoscimento di critica e di pubblico. Disco misterioso e notturno, baciato dal dono della leggerezza e dell'eleganza, La Lanterne Magique è dedicato alle persone che riescono ancora a sognare attraverso la musica e l'arte...

Giovanni Carta

torna su

Fuori dal Mucchio

È forse il DVD allegato la chiave di lettura per comprendere appieno questo �La lanterne magique� dei Grimoon. Un disco che, diversamente, forse sarebbe stato destinato ad un limbo tutto folk-rock e fascinazioni francofone e che invece, dopo aver assistito all'ora di pellicola incisa sul supporto visivo, assume i toni di un peregrinare psichedelico dai toni fortemente onirici. In quest'ottica crediamo debba essere interpretato l'esordio ufficiale sulla lunga distanza della band italo-francese, come una compenetrazione necessaria quanto inevitabile tra musica impressionista e cortometraggi artigianali,  colonna sonora volutamente sopra le righe e suggestione visiva allucinata.
Nella sezione musicale si parla di immaginazione e sortilegi citando Badalamenti (�La lanterne magique�), di morti cinematografiche chiamando al banco dei testimoni Nancy Sinatra e Kurt Weill (�Les films d'horreur�), di personaggi irreali attrezzando danze dai colori sparati (il tango di  �Mr Carré�) e di molto altro ancora, con un occhio sempre rivolto al mondo delle immagini.  Un'attenzione lunga tredici tracce che da suono si trasforma in film, storia un po' ingenua e un po' innocente sulla riscoperta della fantasia e dell'immaginazione.
Sono gli stessi Grimoon che si occupano di dar vita ai fotogrammi, con Solenn Le Marchand dietro alla macchina da presa e una serie di collaboratori d'eccezione � tra cui Father Murphy e Alessandro Grazian � a interpretare i personaggi, per un progetto artistico che oggi è un laboratorio musical-teatrale ricco di stimoli ma domani corre  seriamente il rischio di diventare una delle realtà più interessanti dell'indie autoctono.

Fabrizio Zampighi

torna su

Sentire ascoltare

Tra sogno e mistero, tra impegno e incanto, i Grimoon esordiscono con un lavoro che sorprende per autorevolezza, fantasia, intensità. Prodotti (benissimo) da Giovanni "Micevice" Ferrario, sono un sestetto perlopiù veneto (Marghera e dintorni) con la non trascurabile eccezione della vocalist e tastierista, la franco/belga Solenn Le Marchand, la cui irrequietezza flautata - una tenera apprensione in close-up - caratterizza i pezzi cantati in francese, ovvero tutti tranne uno. Il folk è la chiave e la scintilla di un discorso eccitante e antico, rapito spesso da oniriche suggestioni AIR (le tastiere sibilanti e cremose della title track), strattonato da umori western (l'agra allegria Calexico di Moka ) e striscianti tentazioni patchanka (la marcetta rabbiosa di Liberté ), preda di ossessioni "colte" vicine alle nevrosi cameristiche dei Venus (si veda il tango veemente e dolciastro di Mr Carré ) ma capace altresì di spacciare trame pop accattivanti e antibanali (l'ebbrezza art-wave Talking Heads di I'm Looking For Paris , il dream-folk mesto e luccicoso di Lucie , la pseudo nostalgia vagamente Baustelle di Cinéma ...).

Fisarmonica, violini, elettricità ed elettronica, organi, rhodes e persino un clarinetto a primeggiare tra gli impalpabili struggimenti di Frontiére , dove il folk autoriale trasfigura in un raga impalpabile, aspergendo psichedelia spersa, malinconica, lunare. E' la traccia più bella, assieme alla conclusiva Même Les Mains Vieillissent , folk che sguinzaglia theremin e fisarmonica sulle tracce d'un languore cinematico. Ma che dire dell'irresistibile ibridazione Louise Attaque - Stereolab di Les Films d'Horreur , che nel finale va ad intorbidarsi come una sferzante beffa dEUS ? Sinceramente, trovo che sia un disco splendido. A cui il DVD incluso nella confezione - un surreale cortometraggio realizzato dagli stessi Grimoon sulla scia di quelli confezionati per accompagnare le esibizioni live - fornisce ulteriore valore aggiunto.

Stefano Solventi

torna su

Velvet Goldmine

" Demoduff#1 " ha presentato molto bene il gruppo in un mondo pop, nel modo migliore possibile; ora ritornano con più sfumature, con più grinta e determinazione. Il surreale Dvd è il perfetto allegato a queste nuove canzoni e all'anima del gruppo.

Giovanni Ferrario ( Micevice ) che produce, Solenn Le Marchand alla voce e synth, Alberto Stevanato ( Libra , e l'influenza nell'immaginario di " Cinèma ") alla voce e chitarre, senza dimenticare tutti gli amici che collaborano, scrivono e recitano in questa nuova uscita. Ovviamente il clarinetto di Enrico Gabrielli è perfetto per una triste blue-song, una spoken word jazzata ed inquieta, lontana e mai così vicina (" Frontière ").

Ci sono i Calexico in " Moka " che ci guidano prima di lasciarci al tango in salsa pop di "Mr. Carré "; un viaggio tra mille sensazioni e mille paesaggi che riesce a focalizzarsi davanti agli occhi di chi ascolta. Le già conosciute ed efficaci " I'm Looking for Paris " e " Luxure et Passion " non coprono il folk delicato di " Lucie " e quello più cinematografico di " Meme Les Mains Viellissent ".

Il pop è fritto, il folk è sognante ed i suonatori giocano con Black Heart Procession , Calexico e gli Air (tenuti in sordina); quando si ha bisogno di fantasticare, questo è il rifugio giusto. Sarebbe un errore non approfittarne!

Andrea Facchinetti

torna su

Indie for bunnies

Le parole colano come lacrime di sangue sul filo spinato dell'esistenza. Come se potessero spzzare le catene, si insinuano lungo il sentiero della vita, ubriache di libertà. Le parole dei Grimoon (formazione italo-francese nata nel 2003), filtrate attraverso le vicende del sig. Lillo (protagonista del cortometraggio nel DVD allegato al disco), annullano progressivamente la realtà; passano - per mezzo di specchi e travestimenti - dal reale all'irreale; proprio come il sig. Lillo, che si lascia alle spalle il mondo conosciuto e diventa protagonista di questa irrealtà.
La Lanterne Magique nasce così, dall'incontro tra musica ed immagine, francese ed italiano, strumenti ed umori; dagli intrecci tra realtà e finzione, cullandosi nei suoni e nel mood della melodia. I testi, scritti e cantati da Solenn Le Marchand, sono l'espressione più intima di sensazioni ed immagini catturate tra la Francia e l'Italia; narrate attraverso una registrazione in presa diretta, che lascia spazio all'improvvisazione ed ai cambi di umore. Si parte dal folk - inteso nell'accezione meno americana e più mediterranea del termine - per approdare - guidati da fisarmoniche, flauti, violini, organi e mandolini - a vari generi e sensazioni.
Alla fine - comunque - sia che si considerino i richiami alla scuola francese di Yann Tiersen (�Cinéma�), dei Noir Désir e persino degli Air (�La Lanterne Magique�); sia che ci si abbandoni alle atmosfere rurali di �Moka� o al tango di �Mr Carré�; sia che si ammirino le tentazioni sperimentali di �Liberté� e �Les Films d'Horreur�; si ritorna sempre alle parole: che sussurrano nelle grondaie; che si impadroniscono dei marciapiedi e si scontrano coi nostri pensieri.

Pasquale Mellone

Torna su

Dna music

Immaginate una bella serata d'estate a Parigi: su un ponte sulla Senna c'è un cantastorie con i suoi strambi personaggi e le sue storie un po' assurde e surreali. All'inizio siete attirati dalle musiche allegre, quasi folkloristiche, poi iniziate ad appassionarvi alle storie che vi sta raccontando, assurde, surreali, dove accanto a tanta vitalità può esserci anche la più amara malinconia.

Mi ha fatto pensare a questo ascoltare i Grimoon e � La lanterna magique �: davvero qualcosa di molto prezioso per la raffinatezza e l'originalità. La lanterna è quella di un tal Robertson , personaggio che alla fine del 700 si divertiva a proiettare all'interno di un ex convento parigino con l'aiuto di una lanterna magica modificata immagini di fantasmi e mostri in movimento, provocando un gran spavento negli spettatori. Possiamo pensare a questo disco come ad una lanterna magica e ogni faccia ci proietterà immagini diverse, storie incredibili nelle quali può accadere davvero di tutto. Ecco allora �Moka� , macchinetta da caffè che se ne va in giro per il suo villaggio in compagnia del suo amico fino a che non è costretta ad andare via perché diversa da tutti gli altri e anche se ti senti un po' ridicolo ti fa venire molta malinconia, come accade quando ascolti �Le clown� . Già di per sé il clown è un personaggio ambiguo che sa generarti un riso che non smette mai di essere in qualche modo triste, amaro. Qui poi il clown è morto e nessuno se ne accorge� Se poi pensiamo che i Grimoon hanno scelto di accompagnare ogni loro canzone con un cortometraggio che viene proposto durante le esibizioni live possiamo solo immaginare, per il momento, il coinvolgimento che possono provocare. È un'idea che li accompagna fin dagli esordi nel 2003 quella di unire musica e cinema e che è arrivata alla produzione di un vero e proprio film uscito in dvd assieme al disco di cui porta anche il titolo. Il cinema è protagonista di due canzoni: �Cinema� e �Les films d'horreur� che scherzano sul cinema e sulle sue regole interne, sui generi nel caso della seconda che inizia con un il rumore di sottofondo di una ragazza che corre nel bosco. Dovresti avere paura, ma invece ti diverti soprattutto quando sul finire della canzone una voce ripete continuamente �film d'horreur� e sembra un orologio a cucù che si è rotto.

È un disco sicuramente pieno di vitalità questo. E' un inno all'amore sensuale �Luxure et passion� : �L'amour est poesié/L'amour est frenesié/alors brulé avec moi/si tu me touches��

Sono due piccoli gioielli le due prime canzoni di questo disco: �Prisonnier� e �Mr Carrè� , due brani bellissimi, musicalmente e anche nel testo. La prima è estremamente poetica: � le parole, dalle prigioni scappano/sussurrano nei sotterranei/Libere si impossessano delle strade/Si urtano coi nostri pensieri. �, la chiusura con il mandolino è morbida e dolce. Ho lasciato volutamente per ultima �Mr Carrè� perché è stato un colpo di fulmine che continua ininterrotto: testo originale, ironico, divertente interamente costruito sull'identità tra il nome di questo fantomatico Signor Quadrato e il quadrato� Siamo tutti come Mr Carrè , cerchiamo ogni giorno di trovare un senso alla vita, di trovare il giusto punto di vista e poi ecco che arriva la signora cerchio e tutto cambia� finalmente�

Bravi, veramente bravi questi ragazzi, ci conviene tenerli d'occhio.

Alessandra Gabola

torna su

Alternatizine

Il gruppo italo - francese dei GRIMOON (Alberto Stevanato: voce, chitarra; Solenn Le Marchand: voce, analog synths; Claudio Favretto: Fender Rhodes, organo, fisarmonica; Erik Ursich: basso; Andrea Iseppi: violino, mandolino; Samuele Giuponi: batteria) nasce alla fine del 2003 dall'idea di creare una forma d'arte capace di fondere insieme musica e immagine, prevalentemente in lingua francese.

Trovarsi di fronte alla musica dei GRIMOON è come fare un tuffo nella storia del cinema.
Infatti al cinema e ai suoi generi in particolare, sembrano richiamarsi le 13 tracce del primo disco ufficiale del gruppo, "LA LANTERNE MAGIQUE", (Macaco Records, 2006).
I temi cari ai migliori movies ci sono tutti: a partire dal riff dal sapore circense-Felliniano di "Le Clawn" o da quello che sembra uscire da una Spy Story in "I'm looking for Paris", fino ad arrivare alle note del tango appassionato di "Luxure Et Passion".
Non manca il richiamo (e come si potrebbe farne a meno!) al cinema che ha terrorizzato generazioni! (E chi di noi, almeno una volta, non si è lasciato incantare dal "Nosferatu" di Murnau, dal Dracula di Tod Browning e dal re dei Vampiri Béla Lugosi o da "La Mummia" con Boris Karloff, solo per citarne alcuni?). Ecco quindi "Les Films D'horreur" il cui cuore è proprio una spettrale cantilena che diventa via via sempre più veloce, fino a travolgere i nostri ricordi di spettri, zombie e vampiri visti nei capolavori d'altri tempi, in un vortice ossessivo capace di regalarci alcuni giri di basso degni del miglior death-rock sound.

L'amore dei GRIMOON per il grande schermo (a questo tema è dedicata "Cinéma" l'unica traccia in italiano dell'album) si materializza inoltre in un simpatico lungometraggio onirico -surreale, contenuto nel dvd allegato al cd audio.
Cos'altro si potrebbe dire di LA LANTERNE MAGIQUE oltre al fatto che ci troviamo di fronte ad un lavoro veramente originale, affascinante e piacevolmente bizzarro?
Forse soltanto che si potrebbe considerare il fatto che mentre il sonoro entrò nelle immagini attorno agli anni '30, i Grimoon tentano ora (con successo) di far entrare le immagini nel sonoro!

Laura Deiana

torna su

Rolling Stone

I chilometri che dividono il Veneto dalla Francia scompaiono nel breve spazio occupato da Prisonniers, il brano che apre La lanterne magique, album di debutto dei Grimoon. La band si è affidata alla produzione di Giovanni Ferrario (Micevice) per dare vita alle 13 storie interpretate dalla cantante franco-belga Solenne Le Marchand. Quello dei Grimoon è un viaggio fatto di sogni e di emozioni in cui si incrociano differenti sapori musicali come il Tango di Mr Carrè, le grandi colonne sonore di Frontière, il folk e il malinconico cantautorato francese. Un mix che trova un suo strano equilibrio in un disco che si segnala come uno dei più promettenti debutti di quest'anno.

Giuseppe Fabris


torna su

Rockerilla - intervista

Bizzarra Orchestra

Quattro chiacchiere con uno dei gruppi più originali del panorama indie italiano sono d'obbligo dopo l'uscita del loro nuovo disco.

Come definireste la vostra musica?
«Alla base della nostra musica c sono canzoni semplici, da suonare con chitarra e voce. In fase di arrangiamento ci sono sei musicisti con esperienze musicali diverse. Molti generi che si incontrano e si amalgamano. La nostra musica non è ne folk, ne rock, ne cantautoriale, ne altro. E' un po' di tutto. E' come una buona ricetta: mai esagerare con le dosi. Di certo sappiamo che gusto ottenere».

Il nuovo disco è costato molta fatica?
« La Lanterne Magique è nato in due anni. Pensandoci, non si è trattato di un processo faticoso. La registrazione del disco è stata impegnativa, perché fatta in pochi giorni, ma anche molto piacevole, perché avevamo la fortuna di lavorare con delle persone affidabili e simpatiche (Giovanni Ferrario e Max Trisotto). La realizzazione del film è stata più impegnativa: abbiamo lavorato molto ai costumi, alle scenografie, alla storia�Senza parlare del montaggio. Ma ne è valsa la pena».

Il connubio musica-immagini è così importante?
«Così importante da far nascere un vero e proprio lungometraggio. Il connubio immagine/musica è fondamentale per noi. Il progetto di realizzare un cortometraggio per ogni canzone ci ha portato a realizzarne una ventina finora. I video raccontano le canzoni, danno loro un'altra vita, una forma più completa. E' anche un bel modo per stimolare la nostra fantasia: abbiamo creato un vero e proprio mondo, ci divertiamo a rendere possibile l'impossibile, a inventare storie e personaggi. E siamo arrivati a girare questo film che racchiude tutte le nostre idee folli, ma anche riflessioni sulla fantasia».

Rispetto a �Demoduff # 1� c'è una ricerca maggiore sulle parti strumentali?
«Dopo �Demoduff� avevamo la consapevolezza di dover fare un album completo che esprimesse i due anni di attività. Avevamo a disposizione un'orchestra bizzarra di strumenti vintage. Ci siamo solo divertiti a mettere il tutto assieme. Nel disco hanno suonato anche Giovanni Ferrario e Enrico Gabrielli che hanno portato chitarra elettrica e fiati al nostro lavoro. Hai presente cosa possa nascere da un'orchestra di topolini diretta da un gatto? Questi sono i Grimoon».

L'amicizia con i Black Heart Procession?
«Una bella amicizia, nata per simpatia musicale. Abbiamo passato momenti molto belli con loro sul palco e giù dal palco. Vedremo cosa nascerà in futuro. Stiamo già pensando ad una possibile collaborazione con loro per il prossimo disco».

Edoardo Frassetto

torna su

Rockit - intervista

Nei Grimoon ci sono cinque italiani e una francese. Questa francese, nonostante sia in minoranza, sa farsi rispettare. Solenn Le Marchand sa guidare la sua band in territori sempre nuovi, tra lingue diverse e linguaggi differenti come il cinema, il teatro e l'arte. Ci racconta le tante anime del gruppo, del loro "Laterne Magique" - che è un disco ma anche un film - e dei tanti concerti all'estero. Una vera amante della fantasia.

Come nascono i Grimoon?
I Grimoon nascono da incontri casuali fortunati. Il primo incontro è stato quello tra me ed Alberto e lì sono nate le prime canzoni suonate con chitarra e synth e cantate con 2 voci. Poi nell'arco di un anno si sono aggregati Claudio (Fender Rhodes, fisarmonica, organo), Andrea (violino, mandolino), Samu (batteria) ed Erik (basso).

Siete una band italo-francese: come influiscono queste due anime nel vostro modo di scrivere canzoni?
Italo perché 5 membri del gruppo sono italiani, francese perché io sono francese. Benchè sia in minoranza faccio ugualmente sentire la mia influenza: scrivo io la maggior parte dei testi e scrivo principalmente nella mia lingua. I background musicali del gruppo sono numerosi: dalla musica italiana alla musica francese passando per tutta l'Europa e per gli Stati Uniti. Così le nostre musiche subiscono influenze varie, al di là della Francia e dell'Italia.

Come scegli la lingua in cui scrivere? In Italia siamo abituati all'italiano e all'inglese, guai a chi canta in un'altra lingua. Hai idea di come possono essere recepiti i tuoi testi da noi italiani?
Amo scrivere in francese. Mi piace la mia lingua, in particolare cantata. In realtà, al momento di scrivere le canzoni apro un quadernetto sul quale segno frasi, osservazioni catturate in giro per le strade. Alcuni appunti sono in francese, altri in italiano e da qualche parte c'è anche l'inglese. Poi in base all'idea che ho per la canzone sfoglio il quaderno e recupero alcune parole. Poi le pronuncio e scelgo le pronunce che mi piacciono di più. A dire il vero credo che il francese si presti molto bene per la musica che facciamo.
Come vengono accolti? Non mi sono mai preoccupata molto di questo: è una nostra scelta� credo che gli italiani abbiano comunque una certa sensibilità verso il francese, soprattutto cantato.

�La Lanterne Magique� è anche un film, me lo racconti?
Si tratta della �storia che unisce le storie�. Il nostro film racchiude il nostro immaginario, ripropone la storia dei personaggi che abbiamo inventato per ogni canzone (abbiamo un cortometraggio da noi realizzato per ogni brano). Racconta dell'avventura di uno strano uomo, il sig. Lillo, che incontra il �mondo dei Grimoon� nella villa Lumière. �La lanterne magique� è la nostra prima esperienza di lungometraggio: un'avventura non solo per Lillo ma anche per noi� e la riscoperta di un mondo dove le regole della logica sono completamente assenti e dove le maschere diventano volti veri� dove l'impossibile diventa possibile� ma l'impossibile è sempre un punto di vista� noi ne proponiamo semplicemente un altro�

Che tipo di promozione avete voluto per questo disco?
Siamo stati impegnati soprattutto dal vivo. Abbiamo avuto un bel tour in Italia. Tra poco saremo in Francia, inizieremo la promozione estera oltralpi e in autunno andremo anche in Germania.

Come sono i Grimoon dal vivo?
Durante i concerti proiettiamo i nostri cortometraggi: ogni canzone ha la sua storia visiva con tanto di personaggi e situazioni. E' la nostra palestra dei sogni�

Avete suonato a Berlino, Budapest, tra poco sarete a Parigi. Come si fa ad andare all'estero? E, sopratutto, come si viene accolti?
Abbiamo incontrato molta gente dopo l'uscita di ��Demoduff #1� ( il primo demo della Band, NdR ) e la nostra musica è piaciuta a musicisti e addetti ai lavori esteri, sono arrivate le prime proposte per alcuni concerti in Germania. Poi c'è stato il �Sziget Festival�, è stata una bella opportunità che abbiamo avuto grazie alla fanzine Freequency : abbiamo vinto il concorso �Road to Budapest� e così abbiamo viaggiato verso Est per suonare in questo festival incredibile. Grazie all' Alliance Française di Venezia, un paio d'anni fa siamo stati invitati al festival della canzone francese a Spalato. Per quanto riguarda la Francia, abbiamo amici che sono attivi come musicisti e organizzatori di eventi. C'è l'etichetta Chicchi in particolare che sta organizzando la promozione del nostro disco. Abbiamo condiviso (molto piacevolmente) il palco con i Louise Attaque al festival di Radio Sherwood .
Finora le nostre esperienze all'estero sono sempre state piacevoli. Abbiamo sempre incontrato persone splendide e pubblico molto attento. In realtà per il genere di musica che facciamo devo dire che non ci sono grandi differenze tra il pubblico italiano ed estero: stanno attenti, ci ascoltano e guardano i vide. In Francia sarà un po' diverso forse perché il pubblico capirà anche quello che cantiamo �vedremo, ormai manca poco per scoprirlo. C'è anche un invito per gli Stati Uniti grazie ai Black Heart Procession �vedremo quando andare.

In che contatti siete con la scena indipendente francese?
Abbiamo alcuni amici musicisti in Francia ma là molti escono per major. Abbiamo rapporti molto stretti con l'etichetta indipendente di cui ti ho già accennato, la Chicchi , fa un bel lavoro di promozione: non solo fa conoscere gli artisti, organizza anche eventi, concerti, ecc.

Qualche gruppo da segnalare?
Ci piacevano molto i De rien : era un gruppo un po' simile al nostro, purtroppo si è sciolto. Per il resto non conosciamo molto bene la scena indie francese. Personalmente sono in Italia da 6 anni e ho perso un po' di vista quello che viene fatto in Francia. Probabilmente il tour ci permetterà di fare incontri�

Sei comunque in grado di fare dei confronti con la scena italiana?
Come ti ho già detto, la prima osservazione è che molti musicisti francesi escono per major �non conosco molto bene la scena francese ma una cosa è certa: in Francia, se un musicista un giorno decide di fare esclusivamente il musicista, si dovrà dare da fare ma potrà farlo. In Italia è praticamente impossibile: vivere decentemente di musica indipendente è davvero improbabile. In Francia, molti musicisti indipendenti vivono di musica (non nuotano nell'oro ma ce la fanno) semplicemente perché esiste uno statuto per gli artisti. L'impegno musicale è riconosciuto dallo Stato e i musicisti possono effettivamente concentrarsi sulla propria arte. Ci sono anche molte forme di finanziamento per produrre dischi, fare tour, ecc. E' completamente diverso dall'Italia da questo punto di vista: è un altro modo di pensare la musica e l'arte� e vuol dire molto�

Lo scorso anno come Macaco Records avete organizzato il festival �Sur:Reali�: un laboratorio creativo per artisti italiani e francesi. Come si è sviluppato?
�Sur:reali� è stata un'esperienza molto interessante: si sono incontrati una sessantina di artisti (metà italiani, metà francesi) e hanno condiviso lo spazio della Villa De Reali per unire le loro esperienze e creare spettacoli ad hoc. C'erano musicisti ma anche pittori, videomaker, teatranti, scenografi, fotografi, ecc. E' stata un'esperienza umana molto bella e stimolante. Condividere uno spazio e delle idee con delle persone estranee. E' stato bello e ha lasciato segni un po' in tutti i partecipanti. Sono anche nate bellissime amicizie. Da un punto di vista organizzativo è stato impegnativo: non è stato facile gestire un centinaio di persone per tutta una settimana. Fortunatamente eravamo in tre realtà dietro l'organizzazione: l'associazione veneziana Attualmente , l'etichetta francese Chicchi e noi della Macaco .

I Grimoon hanno partecipato?
Abbiamo partecipato come musicisti. Ci siamo prestati in alcuni spettacoli (tra i quali uno di Thézame sull'isola del parco della villa�molto bello!!) e abbiamo partecipato ai vari eventi in villa.

Oltre al cinema, quali atre forme d'arte vi interessano?
Sì, il cinema� ma anche arti visive, teatro, danza �laddove c'è fantasia ed espressione. Siamo amanti della fantasia: non è una passione, è una ragione di vita.

Federico Linossi

torna su

Fuori dal Mucchio - intervista

I Grimoon rappresentano un punto di incontro musicale ma anche umano tra Francia e Italia, oltre che un ambiente accogliente per musicisti dalla provenienza più disparata. Da dove nasce l'esigenza di formare una band di questo genere?
Alberto: Più che dall'esigenza, i Grimoon nascono dal caso, dalla fortuna di essersi incontrati, dalla voglia di collaborare assieme e di condividere le proprie esperienze musicali e artistiche.

Se doveste identificare le linee guida del marchio Grimoon....
Alberto: Musica immagini e fantasia�

L'esordio discografico del gruppo si configura come un progetto piuttosto ambizioso: da una parte un disco a metà strada tra chanson francese, folk, atmosfere crepuscolari e psichedelia; dall'altra un DVD che pur rappresentando l'ideale contraltare della musica � alcune scene del film diventano veri e propri videoclip -, è anche un entità a sé stante con una storia indipendente. Quale delle due facce della stessa medaglia è stata di ispirazione per l'altra?
Solenn: In realtà sia le nostre canzoni che i nostri video sono complici e nascono dalla necessità di dare �libero sfogo� alla nostra fantasia. Mi spiego con un esempio: la canzone Moka è nata perché avevo in mente un'idea di cortometraggio che avrebbe avuto come protagonista una moca del cafè che si beveva da sola. Poi alla fine abbiamo elaborato la storia (del video) e quindi abbiamo scritto il testo della canzone. In questo caso è l'immagine/video ad ispirare la creazione musicale. Ma non di rado succede il contrario: dalla musica nasce un testo e dal testo un video. D'altra parte sia per scrivere i testi che per ideare i video, ci lasciamo influenzare molto da quello che vediamo: immagini, sensazioni percepite, fotografie, ecc. Ci piace osservare il mondo che ci circonda e riversare a modo nostro quelle sensazioni, sia nelle canzoni che nei video. Insomma, tutto questo per dire che per noi musica e immagini sono strettamente legate; siamo dipendenti dalla fantasia, è più forte di una droga. Alla base di tutto c'è il bisogno di esprimersi e di liberare i nostri sogni, e chissà, forse far sognare qualcuno. Il film è la continuazione di questa ricerca.

Visionaria la musica del CD ma altrettanto visionaria l'atmosfera che si respira nel supporto visivo allegato. Colpa delle locations in cui si è girato ma soprattutto dalle maschere piuttosto singolari utilizzate per i personaggi. Cosa vi ha spinto ad una scelta estetica così precisa e in che modo l'artificio delle maschere può essere ricondotto al messaggio del film?
Solenn: I Grimoon vivono a Venezia, nella città delle maschere. In realtà non ci rendiamo conto di quanto le maschere ci influenzino: le vediamo sempre e diventano parte della nostra quotidianità. Ma poi la maschera è un oggetto particolare: nasconde per svelare meglio. E' il concetto del teatro di maschere. C'è anche un fatto proprio estetico. Mi spiego: il cinema è immagine in movimento�la maschera è invece fissa�in un certo senso va contro la natura stessa del cinema. Mi piaceva l'idea di far incontrare movimento e staticità. E poi, la maschera sottintende il sogno, stuzzica la fantasia, e questo forse è il motivo principale di questa scelta. Molti personaggi di fiabe portano la maschera e il nostro film vuole essere una sorta di fiaba, moderna dal gusto retrò�

Come riuscite a trasporre on stage lo stretto connubio che c'è tra musica e immagini?
Solenn: dal vivo suoniamo e proiettiamo i nostri cortometraggi: il nostro spettacolo è quindi una sorta di cinema musicato. La realizzazione di questo progetto non è stata semplice: girare un corto per ogni canzone ti costringe a pensare sempre in immagini. E' un ottimo modo per tenere la fantasia allenata: la palestra dei sogni. Così i nostri concerti diventano piccoli sogni a occhi aperti. Credo che anche il pubblico si permetta questi sogni durante le nostre esibizioni�almeno lo spero�

L'interazione tra aspetto visivo e sonoro, oltre a guadagnare sempre più spazio sul supporto fisico, sembra essere ormai un punto fisso anche in concerto (pensiamo ad esempio, anche all'esperienza radicale de La Grande Orquestra De La Muerte ). Una possibilità in più per chi suona o il futuro del live in una società in cui l'immagine � nel senso di oggetto concreto � sembra essere tutto?
Solenn: indubbiamente musica e immagini fanno parte di una grande categoria: l'arte. Ma è proprio perché stanno sotto questa categoria che c'è secondo me la necessità di non confonderli e di lasciare ad ogn'uno la propria identità. Aggiungere immagini alle proprie musiche deve essere una scelta dettata da una necessità (all'inizio per noi c'era la volontà di mostrare le nostre canzoni per abbattere il muro della lingua � cantiamo in francese). In questa società consumatrice di immagini (fisse o in movimento, troppo spesso di consumo), se ne è perso il senso e l'estetica. Credo sia importante ridare una propria identità all'immagine. L'immagine slegata dal consumismo, dalle leggi del mercato se vogliamo. La musica e l'immagine hanno una propria estetica ma anche una propria grammatica, hanno una dignità artistica e sono indipendenti l'una dall'altra. Credo sia importante che non si perda il senso e la dignità di ogni arte.

Fabrizio Zampighi

torna su


Mucchio selvaggio


I Grimoon con Demoduff#1 prsentano un progetto multimediale che vede coinvolto anche Alberto Stevanato dei Libra: ballate semiacustiche (con tanto di fisarmonica e violino) dotate di un'inquietante fascino notturno, con testi in italiano, francese e inglese e doppia voce femminile e maschile.
Un gioiellino che vive benissimo di vita propria anche senza le immagini che dovrebbero accompagnarlo.
Gli amanti di certe sonorità oscure - pur non mancando qui gli occasionali raggi di sole, tipo le incursioni pop di "I'm looking for Paris" - non dovrebbero farselo scappare.

Aurelio Pasini        
torna su

Rockerilla

RRRRR

L'idea da cui partono i Grimoon, fromazione veneta creatasi dall'incontro di musicisti provenienti da varie formazioni (Libra, Kleinkief, Il Passo di Charlie Chaplin e Vacca Stracca), è quella di condensare nella propria musica le più disparate influenze: il cantautorato francese e il folk più depresso, ma anche il pop e il noise di campionamenti ed effetti vari. E il risultato è di quelli più convicenti sentiti in questi primi mesi dell'anno. Canzoni emozionanti, dotate di belle melodie, arricchite dall'uso della lingua francese in quattro degli otto pezzi.

Edoardo Frassetto

torna su

Rockit

Un ascolto veloce e superficiale di �Demoduff #1� convincerebbe chiunque a classificare l'esordio dei Grimoon nel calderone dei dischi crepuscolari, da ascoltare nelle ore notturne in modo da esorcizzare (o richiamare, dipende) i fantasmi del caso. Magari scomodando, tanto per non dimenticare che di musica si tratta, il paragone con i Calexico . Sarà anche vero, ed in parte lo è. È sufficiente estrarre dal cilindro alcuni pezzi che brillano per la loro vicinanza a tenebre di ogni sorta, come l'opener �La nuit les chats sont gris�, �La tête dans les parapluies�, �Chloé�, �Marghera� e �Poison�, per comprendere come l'impianto del disco offra palate di malinconia, saggiamente costruite attorno ad arrangiamenti affascinanti e allo stesso tempo semplici, accanto alle quali si muovono violino e fisarmonica e testi in lingua francese, cantati, o meglio, sussurrati da una convincente Solenne Le Marchand . Un neo folk semi-acustico ben congeniato - e temperato da tastiere discrete - e per nulla noioso, come le circostanze potrebbero indurre a pensare. Che poi se ne esce tranquillamente fuori dai binari più di una volta. Per calarsi nelle dimensioni di soffici ballate (�Luxure et passion�) o apertamente pop (�Due di notte�, uno dei due casi, l'altro è �Marghera�, nel quale i Grimoon abbandonano l'idioma dei nostri amici mangiarane per abbracciare l'italiano). Per non parlare di �I'm looking for Paris�: se ne accorgesse un dj di passaggio, diverrebbe in un attimo un inno della generazione cocktail.
Formata, tra gli altri, da un paio di elementi in libera uscita da Kleinkieff e Libra (rispettivamente Samuele Giuponi e Alberto Stevenato ), la band dei Grimoon ha realizzato un lavoro interessante sotto svariati punti di vista. Ed è il caso di ripeterlo: �Demoduff #1� è un disco affascinante. Siamo seri, c'è qualcuno che crede davvero che ci sia qualcosa di più sexy di una francese che canta in italiano?

Giuseppe Catani

torna su

Freequency

GRIMOON La dimensione ideale dei Grimoon, band di Mestre formata nel 2003, sembrerebbe in assoluto quella del live, che sia per strada, in un circo o sotto un cielo stellato, non ha importanza. Gli otto brani di "Demoduff # 1" trasportano chi ascolta in un limbo sonoro dalle fattezze malinconiche e allo stesso tempo ridenti; l'altalena di umori dipende dall'accostamento di strumenti quali fisarmonica e violino ad ambientazioni romantiche sottolineate dall'uso della lingua francese (che predomina sull'italiano e l'inglese). Un viaggio oltre le stelle.
www.grimoon.com

GRIMOON The ideal atmosphere for Grimoon, band from Mestre that started in 2003, would seem to be the one of the live act, with no importance whatsoever if it takes place on the street, in a circus or below a starry sky. The eight songs of "Demoduff # 1" bring the listener into a sonic limbo made of gloomy, but at the same time smiling, features; the ups and downs of the moods depend on the matching of instruments such as accordion and violin to romantic settings emphasized by the use of the French language (that prevails on Italian and English). A journey beyond the stars.
www.grimoon.com

Tirza Bonifazi

torna su

Speak my language

Sorpresa: quello che doveva essere un semplice provino di un side project del cantante dei Libra, si rivela invece un demo d'ottima fattura che nulla ha da invidiare a molti dischi ufficiali, se non la distribuzione.

Otto canzoni neo-folk (anche se il termine spesso, quando si parla di musica, è un po' stretto), molto romantiche, e tutte molto, molto belle. Costruzioni semplici di pochi
accordi, arrangiamenti vintage mai sopra le righe, un songwriting malinconico e pieno di fascino (e quasi tutto in francese, e non è un vezzo stilistico!): questa è la prova
che il buongusto e le capacità tecniche non necessariamente devono essere sempre superati dall'ego dei musicisti stessi!

Alberto, Solenn e Claudio (coadiuvati in studio da Andrea, Samuele ed Erik)sono riusciti nell'ardua impresa di trasportare sul supporto digitale non solo le canzoni, ma anche la magia che li accompagnava quella strana notte in sala di registrazione; ed è proprio questo strano incantesimo che permea ogni traccia, ogni nota, ogni suono a rendere questo disco veramente speciale.

Adesso non ci resta che attenderli al varco per pretendere il replay di tali sensazioni, magari con l'aiuto del moviolone, quello che di solito usano portare nei concerti per proporre i loro cortometraggi, come giusto compimento delle canzoni.

Momi 

Drive magazine


Parigi di notte, la torre Eiffel trasfigurata in un'immagine sfocata dai coloro alquanto smorti ed un tantino lugubri: i Grimoon non poteva scegliere una copertina migliore per rappresentare le loro capricciose e ambigue canzoni, otto in tutto, per un esordio discografico promettente che lascia prevedere futuri sviluppi decisamente interessanti.

Il nucleo compositivo dei Grimoon gira attorno ad Alberto Stevanato e Solenn Le Marchand , di provenienza franco-belga, entrambi cantanti, musicisti e anime inquiete: la sottile oscurità di certi brani (fra tutti la bellissima La Nuit Les Chats Sont Gris e Poison ) e il carattere ondivago delle composizioni, combattute fra tentazioni pop, ambizioni folk-post cantautorali ed accenni elettronici poco rassicuranti, oltre a riflettere in maniera evidente la personalità degli artisti sono gli elementi che rappresentano al meglio questo Demoduff #1.

L'utilizzo non sprovveduto di una strumentazione adeguata al contesto dei brani (violino, fisarmonica e tastiere assortite) e l'attenzione per ogni minimo dettaglio sonoro offrono motivi in più per godere di una prova ammirevole, pur nella sua relativa brevità, circa venticinque minuti...anche se venticinque minuti non sono mai pochi quando, come in questo caso, c'è di mezzo la buona musica.

Giovanni Carta

(http://www.drivemagazine.net/cartarece/grimoon/grimoon.html)

torna su

La stampa - Indieweb

«E' un disco nato quasi per caso. Abbiamo scelto di pubblicarlo perchè dava un'immagine giusta e fedele della musica che facciamo. Demoduff#1 è notturno, come piace a noi. Quasi tutte le canzoni sono in francese - c'è anche un po' di inglese e di italiano - Scelta giustificata dalla presenza della bretone Solenn che dice che scrivere nella propria lingua è una cosa alla quale tiene molto. I testi sono incontri tra una realtà fuggente, un sogno dimenticato, l'osservazione di una società cittadina».

I Grimoon sono un gruppo mestrino formatosi alla fine del 2003. Musicisti provenienti da altre formazioni: esperienze musicali spesso distanti confluite in un progetto comune, e indiscutibilmente affascinante. Il risultato dell'incontro, immortalato in quella che al momento viene definita soltanto una demo, è un lavoro fresco e sincero, a tratti malinconico ma pur sempre leggero: insomma uno di quei dischi che si lasciano ascoltare e hanno qualcosa da dire (e non è poco).

I Grimoon sono:
Alberto Stevanato (voce e chitarra)
Solenn Le Marchand (voce, analogsynths, percussioni)
Claudio Favretto (Fender Rhodes, organo, fisarmonica)
Andrea Iseppi (violino)
Samuele Giuponi (batteria)
Erik Ursich (basso)

«La band è nata dall'incontro tra Solenn e Alberto, successivamente è arrivato Claudio. Alberto suonava già con i Libra e i Travolta ma aveva una serie di canzoni lasciate nel cassetto che abbiamo rielaborato assieme. Ci siamo trovati un pò di mesi in tre e abbiamo poi deciso di coinvolgere altri musicisti. Sono così entrati nel gruppo Samuele (ex batterista dei Kleinkief), Andrea (del Passo di Charlie Chaplin) ed Erik Ursich (già Vacca Stracca), genio pazzoide a cui vogliamo un sacco di bene. Trovare un bassista è stata un'impresa ma mai avremmo pensato di trovarne uno come Erik. E' entrato subito in sintonia, anche con il nostro progetto video.

«Sin dal nostro primo concerto, ogni canzone aveva il suo video che veniva proiettato mentre suonavamo, e da allora, non c'è concerto senza video. Realizzati i primi dieci, abbiamo urlato vittoria: il fatto è che adesso che abbiamo brani nuovi e bisogna sempre fare un video. Ne sono in corso di realizzazione quattro: è un'esperienza molto bella anche se decisamente impegnativa».

I brani:
- La nuit les chats sont gris
- Luxure e passion
- La tète dans les parapluies
- Due di notte (parole e musica dei Libra)
- Chloè
- I'm looking for Paris
- Marghera
- Poison

Il disco ha visto la luce nel corso dell'estate, prodotto dalla nuova etichetta Macaco records: label nata dalla voglia di gestirsi e ideata, oltre che dagli stessi Alberto e Solenn, anche da Claudio Favretto e Marco De Rossi. «La Macaco è un punto di ritrovo, di scambio, di lavoro intorno ai progetti dei gruppi con il fine di promuovere al meglio il percorso artistico degli artisti che ne fanno parte. Tutto questo perché i macachi sono musicisti e non vogliono servire solo i propri interessi ma quelli della musica in generale».

Federico Genta

(http://www.lastampa.it/_web/_RUBRICHE/musica
/default_indieweb.asp)

torna su

Rock Sound

[...] Con una strumentazione singolare, che comprende oltre ai classici basso, batteria e chitarra, anche organo, synths, fisarmonica e violino, i Grimoon esprimono un'amore per certe ambientazioni romantiche e decadenti della canzone d'autore europea e propongono una sorta di pop colto, raffinato, elegante ma non fine a se stesso e, soprattutto, non noioso. I brani, per la maggior parte in francese, non sono facilmente identificabili, ma mantengono una forte identità poetica ed emozionale, mescolando rock, sogni, folk, pop con un retrogusto alternativo. Ne viene fuori una musica evocativa e dai contorni sfocati che riesce a suggerire immagini cinematografiche grazie alla ricchezza di colori e sfumature che offre.

Panna

torna su

Beautiful freaks

Il numero 01 del catalogo Macaco spetta ai Grimoon che accompagnati da un violino, una fisarmonica, due voci, un basso, una batteria appena accennata e un personale suono di synth, propongono delle canzoni particolari che si rivelano un misto di rock, canzone d'autore, intimismo lirico, favorito in buona parte dalla scelta nella maggior parte dei brani di esprimersi in francese. Proprio questa particolare scelta dà alla band quel fascino che ne esalta le atmosfere presenti nel CD conferendo alle ballate elettro-acustiche un taglio notturno che ne aumenta il già innegabile valore. Accanto a questa produzione il gruppo si occupa anche della preparazione di piccoli cortometraggi che accompagnano le proprie esibizioni live, e se le coordinate su cui le produzioni visive si muovono sono le stesse di quelle sonore non si può che rimanere incuriositi da uno spettacolo di questo tipo. (a.p.)

http://www.beautifulfreaks.org/

torna su

Indie pop

Interessante l'opera prima dei Grimoon , combo eterogeneo per formazione ed esperienze, che ha saputo costruire un quadro composito di canzoni e immagini ad accompagnarle nelle performances live. In questo fondamentale l'apporto della brètone Solenn Le Marchand, che rende suggestivo l'intreccio di voci - lui è Alberto Stevanato - nella sua madrelingua e in italiano. Disco decisamente notturno, anzi: di quell'ora precisa in cui chiudono i bistrot e le luci si spengono ad una ad una, "Demoduff#1" rivela una discreta contiguità con gli stilemi tipici della recente scuola mestrina (GoodMorningBoy, primi Elle), ovvero un'attitudine art-ish che guarda al Belgio e non disdegna il low fi e nemmeno l'apporto di archi e fisarmoniche, a impreziosire liriche come 'La tète dans les parapluies' o 'I'm looking for Paris', dall'intro assai cinematica; mentre 'Marghera' assume toni più rarefatti, quasi una canzone post-, e 'Due di notte' rivisita in meglio un testo dei compagni di produzione Libra.

Enrico Dj Enver

torna su

Alternatizine

Atmosfere quasi acustiche, quasi folk, quasi rock, quasi inquientanti, quasi dolci e avvolgenti; i Grimoon sanno provocare emozioni dense con un approccio minimale, lo-fi, un ideale incontro fra i C.S.I. e Noir desir, con un pizzico di folk cantautoriale.

Cantano in italiano e in francese (soprattutto), suonano chitarra, fisarmonica, basso, violino, synth con una batteria appena presente.
Sensazioni in bianco e nero, profondità rese con grande naturalezza; ascoltare tracce come �la tete dans les parapluies� è come passeggiare lentamente lungo strade piene di gente, riflettere senza essere visti.

Durante i concerti dei Grimoon vengono proiettati dei cortometraggi, e infatti ascoltando pezzi come �Chloè� si è inevitabilmente investiti da immagini sfocate e in bianco e nero.
�I'm looking for Paris� è un sarcastico pop alla Pixies, che allegerisce la tensione del cd con una melodia che entra in testa e sa rimanerci.

Per concludere �Poison� è un incantevole e scarno finale assolutamente contro la logica dell'happy ending.
Quello dei Grimoon è un lavoro veramente elegante e pieno di stile, un viaggio pieno di sorprese e di ricordi...

Stefano Bernardi

http://www.alternatizine.com/

torna su