Tea Music - marzo 2008
Grimoon, band mestrina dall’animo bretone, hanno scelto il Centro Culturale Candiani di Mestre per presentare in uno speciale live show il loro secondo album sulla lunga distanza, “Les 7 Vies du Chat” (Macaco Records), a nemmeno un anno e mezzo dall’uscita dell’apprezzatissimo “La Lanterne Magique”, al quale ha fatto seguito un tour in tutta Italia ma soprattutto in Germania e Francia.
Aria di Francia, nuvole di Bretagna, le onde del Mar del Nord ma anche l’atmosfera della laguna veneziana: l’immaginario sonoro dei Grimoon è un filo sottile che collega Mestre a Rennes, in un viaggio di andata e ritorno con improvvise e affascinanti escursioni, tra evocazioni balcaniche, musica da film e un prorompente immaginario circense. Sospesi tra cinema noir e baraonde felliniane, i Grimoon ostentano un animo mittleuropeo che trasuda cultura e dove affiorano riferimenti sparsi, come una creatura multiforme, esuberante e affascinante, a metà tra un intellettuale maturo e una ragazzina bisbetica ma geniale, senza nessuna posa, forzatura o inutile frivolezza autocelebrativa.
Parlare dei Grimoon non è mai facile, perché si tratta di una band così eclettica da non prestarsi facilmente a semplici etichette di genere ma che abbraccia a piene mani anche la dimensione visiva, di cui si nutre e di cui non sembra proprio voler fare a meno. Cantano in francese, in italiano e talvolta anche in inglese, creando così tra musica, immagine e testo, un’atmosfera densa di significati ma nel contempo leggera, gioiosa e di difficile imitazione. Ogni canzone è accompagnata da una storia, un filmato, diverso nei protagonisti e nei concetti ma sempre estremamente evocativo: gatti che si riuniscono, scarpe che si innamorano, ombrelli dall’animo romantico, il famoso Mr Lillo con le sue peripezie, oppure la strana passione di Mme Bateau o ancora gli amori rock and roll come quello delle mucche in giro su una moto o gli amori finiti male come nel caso del Cirque Funambules.
Il nuovo album “Les 7 Vies du Chat” si presenta dunque come un caleidoscopio sonoro quasi spiazzante nella sua varietà, grazie anche all’importante lavoro di produzione firmato da Giovanni Ferrario e all’apporto creativo di tantissimi ospiti d’eccezione. “La compagnie des chat noirs” sembra un allegro e scanzonato inno pop e non a caso porta la firma dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che della canzone interpretano la versione in italiano. Anche la talentuosa Marta Collica offre le sue parole in "Space Puppy’s Head", dando così al brano una sfumatura ulteriore e all’album ancor più qualità. Non poteva mancare l’aggiunta di una voce francese, protagonista Thibaut Derien con la nostalgica e sognante "Voyage in Solitaire". "Julie Cour" è invece un brano scoppiettante, quasi una cavalcata pop rock, l’ennesimo terreno musicale dove i Grimoon sembrano perfettamente a proprio agio, in un’atmosfera completamente diversa dalla malinconia vintage dell’agrodolce "Cirque Funambules" o dalla mirabile poesia sospesa di "L’Amour Vague". Da non dimenticare inoltre, nella realizzazione dell’album, la preziosa e prestigiosa collaborazione di Black Heart Procession, Lo.Mo e Mariposa.
Sul palco del Centro Culturale Candiani la formazione base di sei elementi, si è vista arricchita da violoncello, viola, lap steel guitar e synth che si sono fusi a meraviglia con i consueti strumenti magici griffati Grimoon, come le inconfondibili tastiere vintage, la fisarmonica o semplicemente il flusso vibrante che si instaura tra la voce di Solenn Le Marchand e quella di Alberto Stevanato, sia essa in alternanza o in perfetta sincronia.
Assieme a loro, a esibirsi sul palco anche Thibaud Derien e lo stesso Ferrario, assenti purtroppo gli altri artisti che hanno collaborato all’album, anche se lo spettacolo non ha cessato per un solo istante la sua forte tensione emotiva.
Lo specialissimo show è la migliore occasione per riassaporare non solo i nuovi brani, ma anche le meraviglie di “La Lanterne Magique” e, perché no, del loro primo ep “Demoduff1”. I brividi provocati da "Frontière" sono quasi una sorpresa, con un brano sussurrato che si apre in uno squarcio di luce che ricorda vagamente lo slancio emotivo di “Exit Music” dei Radiohead, scusate se è poco. A seguire tante altre piccole meraviglie, da “Moka” a “Le Clown” (ecco che ritorna prepotente il motivo circense), da “Mr Carré” a “Luxure et Passion”, per finire con “Due di Notte” e un lungo scroscio di meritati applausi, prima dell’ennesima chiusura con “La Nuit Les Chats Sont Gris” (e qui ancora una volta i felini che diventano protagonisti).
Musica e cinema, cinema e musica dipende da come la si vuole vedere, suono e immagine che si prendono per mano e con aria sbarazzina vanno avanti assieme, come compagni di giochi, complici nel loro speciale rapporto. Le storie dei Grimoon si intersecano alla perfezione con il vestito musicale che viene loro cucito addosso, o forse sarebbe più appropriato fare il percorso inverso, e vedere il lavoro di immagine scaturire dal turbine evocativo suscitato dalle canzoni. Comunque la si voglia vedere, è magia che resta sospesa nell’aria.
Alberto Antonello