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Sentire ascoltare - marzo 2008

Il primo brano del primo EP dei Grimoon si chiama La Nuit Les Chat Son Gris. Due concetti, i gatti e la notte, e una tonalità, il grigio, che torneranno spesso nell’immaginario della band, a cominciare dalla ragione sociale - guarda a caso il nome di un gatto, Grey Moon pronunciato alla francese – per arrivare a un modo di intendere la musica che con le ombre della sera, il chiarore della luna e il fascino ambiguo dello sguardo dei felini, ha parecchio a che vedere.

Quando Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato – già Libra e Travolta – si incontrano nel 2003, la loro non è altro che un’intuizione, un progetto appena abbozzato, tuttavia in fase di rapida definizione. A dimostrazione le otto tracce del disco che si citava in apertura, quel Demoduff #1 pubblicato appena nel 2004 e registrato con l’aiuto di Claudio Favretto, Andrea Iseppi, Samuele Giuponi e Erik Ursik. L’opera riassume quelli che diventeranno i capisaldi della formula Grimoon, ovvero impianto folk, liriche per lo più in francese, chitarre, batteria, organo, violino, fisarmonica e basso a costruire le melodie e un approccio alle volte malinconico, più spesso sostenitore di un’obliquità che non sarebbe sbagliato definire psichedelica.

Di certo visionaria - o visiva che dir si voglia -, necessaria quanto cercata, un’attitudine che in occasione della pubblicazione del disco spinge la band a concepire un video per ognuno degli episodi in scaletta, da proiettare durante i concerti. Interessanti a questo proposito, le parole di Solenn Le Marchand: “ Il progetto video è nato in contemporanea, non ricordo bene come. Ricordo che io ero appassionata di cinema e avevo appena comprato una piccola videocamera. Praticamente non l’avevo mai usata. Quando abbiamo deciso di fare un video per ogni canzone, probabilmente, non ci rendevamo bene conto di quanto la cosa ci avrebbe influenzati”. Non poco, evidentemente, almeno a giudicare dall’importanza che assumerà la dimensione cinematografica nell’ottica del gruppo e in particolare nelle dinamiche interne al successivo La Lanterne Magique. Dal disco precedente vengono ripresi un paio di episodi – Luxure Et Passion e I’m Looking For Paris – e i caratteri generali della musica, mentre la produzione viene affidata in questo caso a Giovanni Ferrario – MiceVice, Vega Enduro, più una miriade di altri progetti collaterali –, con l’in-
tenzione di dare nuovo smalto al materiale, raffinare le trame e liberare la creatività.

Creatività che oltre ad indirizzare le musiche, concepisce, per il DVD allegato al CD, un vero e proprio lungometraggio, colorato,
lo-fi, handmade, con le musiche del gruppo a fare da filo d’Arianna e qualche amico fidato – tra cui Father Murphy e Alessandro Grazian – a recitare sotto le maschere: “La preproduzione è stata molto lunga e faticosa. Il budget pari a zero. Abbiamo avuto la fortuna di avere a disposizione una location d’eccezione, una villa nella quale avevamo
appena organizzato un festival di residenza di artisti italiani e francesi. La Lanterne Magique esplora il mondo della fantasia e il suo confronto con la realtà attraverso la figura del Sig. Lillo, giornalista suo malgra-
do.” In effetti si parla di teatro più che di cinema nei cinquanta minuti di ripresa, con improbabili ma affascinanti personaggi – tra i tanti, l’immancabile gatto, ma anche cavalli antropomorfi, marionette, scheletri, mucche, caffettiere animate – ad accompagnare il protagonista in un mondo che poco ha del reale e molto del sogno. Un sogno che integra perfettamente nel flusso dei fotogrammi i video surreali tratti anche in questo caso dai brani del disco, stabilendo tempi e modi e contribuendo a rendere ancor più folle l’impatto visivo del film.

Alla pubblicazione dell’opera, accolta positivamente da tutta la stampa specializzata, seguono tour in Italia, Francia, Germania, Olanda e una serie di incontri con musicisti internazionali dell’area indipendente che si riveleranno fondamentali quando verrà il momento di dare un seguito
a La Lanterne Magique.

Siamo all’inizio del 2007. Ai controlli per Les 7 Vies Du Chat (in spazio recensioni) viene chiamato ancora una volta Giovanni Ferrario, anche se in realtà tutte le sette tracce del disco sono il risultato di collaborazioni con artisti diversi. E’ lo stesso Ferrario a fare da apripista offrendo le proprie doti di musicista oltre che di produttore, seguito a ruota da Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, Marta Collica, Davide Toffolo, Enrico Molteni e Luca Masseroni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, i Mariposa, i Lo.mo, Thibaut Derien. Per un disco che, pur non rinnegando nulla del passato musicale recente, si stacca dai monocromatismi che ne caratterizzavano il mood: “I collaboratori si adattati al progetto e hanno veramente contribuito a un disco dei Grimoon. Credo sia anche per questo che lo stesso appare da un lato molto variegato, dall’altro omogeneo, con la nostra identità sempre in primo piano. Per noi è stata un’esperienza molto ricca e stimolante” Lo scopo, in questo caso, è dar vita a uno stile arrangiato, stratificato, in cui incastonare funamboliche effusioni di viole, violoncelli, timpani, clarinetti, tastiere, cori, chitarre elettriche, ma che possa
anche non tradire l’universo di riferimento della band. Tutti i dettagli al posto giusto, insomma, per dipingere con qualche nota e un po’ di immaginazione un mondo surreale in cui muovere oggetti animati, animali parlanti, musiche che raccontano di strani personaggi e un tramonto in otto millimetri in attesa spasmodica della luna.

Fabrizio Zampighi