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Blow up - marzo 2008

Venghino siori venghino all'incredibile spettacolo neoglobale della banda Grimoon, orchestra e regia, sceneggiatura e circo, teatro e guest house. Dove i passaporti non hanno valore, i confini tra le arti nemmeno, e le bandiere sventolano in armonia, con la porta a Venezia e le finestre in Bretagna, la testa all'Europa e i piedi nella musica di popolo. Solenn Le Marchand ne è locandiera, cinque baldi giovani i degni attendenti, una scimmietta curiosa fa da logo e non ci sono idee che restano sulla carta: disco dopo disco l'ensemble verifica tutte le soluzioni possibili abbattendo le pareti, accogliendo compagnia e gestendo tutti gli aspetti curatoriali, dal gruppo all'etichetta, dalla promozione agli eventi.

"Le 7 vies du chat" è il disco della consacrazione per i capostipiti di Macaco: se "Demoduff #1" andava molto oltre l'understatement del nome, ponendo sul piatto la novità di un pop fantasioso, artigianale e "belga", con parametri già delineati –dall'uso del francese alle tastiere vintage, dal violino al doppio canto, dai visual a un certo nomadismo di fondo- la seconda uscita "La lanterne magique" del 2006 poteva ambire a una considerazione ampia, forte dei cortometraggi acclusi e di un indirizzo più preciso, focalizzato sul folk di strada, sulle notti bagnate dal vino e dalla malinconia.

Brani come Lucie, Meme les mains vieillissent o l'universale Liberté potranno annoverarsi a fine carriera tra i più belli del sestetto italofrancese. Il quale nel frattempo stringe relazioni internazionali di tutto rispetto: dai Black Heart Procession a Hugo Race, dai Venus a Giovanni Ferrario (neo direttore del suono per PJ Harvey) in tanti restano stregati dalla liaison dangereuse fra la musica e le immagini originali sprigionate alle soglie della laguna.

Il condensato è nel terzo lavoro di studio: tanti i cervelli a disposizione di "Le 7 vies du chat", concept felino che per la prima volta stende la propria influenza verso altri palchi, popolati di attori e circensi d'eccezione. "Il disco è frutto di un immaginario che mai si ferma: popolare, naif, in bilico tra la realtà e la fantasia", afferma sicura la charmante Solenn. "Tutto è nato durante il nostro tour sardo a marzo 2007, in una terra fantastica. Il titolo è venuto spontaneamente, e già quello stabiliva il numero delle canzoni".

C'è la sensazione che gli ospiti si siano adattati facilmente alla struttura dei brani loro demandati, offrendo una propria impronta senza deviare la riconoscibilità dei Grimoon, sempre in primo piano: "Sì, alcuni pezzi sono nati su misura per gli artisti da coinvolgere, pervenuti in maniera naturale, essendo tutti amici con i quali c'è stima reciproca ". Scontata anche la scelta del produttore artistico: "Ferrario è una persona assai importante per noi, ci conosce molto bene e capisce altrettanto bene il nostro stile. Avevamo già lavorato con lui per "La lanterne magique" e l'idea di collaborare nuovamente ci entusiasmava".

Se dalla Francia arriva Thibaut Derien, rivelazione con la sua abilità nel songwriting e la voce "importante", anche la delegazione italiana si fa nutrita, con Mariposa ("Cirque Funambules è nata prima in versione italiana, dovendo pensare a un presentatore e ad un personaggio abbiamo coinvolto Michele e Alessandro"), Enrico Gabrielli –che al clarinetto ha aggiunto dei cori con in mente Due di notte- Lo.Mo., Marta Collica e Tre Allegri Ragazzi Morti. "E' capitato di partire anche subito dopo un concerto per trovarsi a registrare in studio. Al Six Days Sonic Madness suonammo coi Tre Allegri, che avevano già abbozzato una traduzione e disegnato qualche gatto rivoluzionario".

Ove la continuità è data dall'iniziale M.me Bateau, unica canzone "pura" in quanto a line-up e riassuntiva della cifra Grimoon, il fiore all'occhiello sta nel cameo dei Black Heart Procession, con la sega di Pall Jenkins e i timpani di Scott Mercado: adesso la risposta è delegata al mondo, perché quando le voci e suoni "parlano esperanto" l'Italia non basta più.

Enrico Veronese