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Recensioni di "la lanterne magique"



Recensioni di "Demoduff #1"

 

 

RECENSIONI


Music Club - febbraio 2008

Progetto italo-francese di casa Macaco i Grimoon sono insieme a MArcho’s il nome di punta della label di Mestre.
Les vies du chat è il loro secondo album, dopo il precedente “La lanterne magique”. Se nel precedente disco il connubio col cinema, sempre firmato Grimoon determinava l’essenza di quell’esperienza creativa, in questo caso è la collaborazione e il lavoro collettivo a farla da padrone. In sostanza le canzoni sono il frutto di collaborazioni con amici-artisti italiani e stranieri. Si va dai Tre allegri ragazzi morti fino ai Black Heart Procession, da Marta Collica ai Mariposa, dai Lo.mo a Thibaud Derien e Giovanni Ferrario che ha anche prodotti il disco. Il disco riflette questo
molteplice taglio, ma manifesta in maniera assai evidente lo stile dei grimoon che fa da fil rouge, è il caso di dirlo, in tutta l’opera. Opera che è come sempre, nel caso dei Grimoon, un’operazione creativa e magica al tempo stesso in cui viene concesso poco alla maniera, optando per una creatività libera ma sempre efficace. Bisognerà aspettare
il 14 marzo per trovarlo nei negozi. Segnatevi la data sul calendario.

Ian Della Casa



Artists and bands - febbraio 2008

5/7

L'esperienza dei Grimoon, nasce nel 2003 come impegno nell'ambito cinematografico e musicale.
E' il risultato dell’unione dei componenti di alcune band appartenenti alla scena alternativa veneta (Libra, Klienkief) con la voce dell’artista franco/belga Soleen Le Marchand.
Come loro stessi affermano: dal vivo, ogni canzone è accompagnata da piccole storie visive creando così una sorta di concerto-cinema.
Dopo l'uscita nel 2004 del loro primo Ep Demoduff#1 e nel 2006 del primo album La Lanterne Magique (associato ad un proprio lungometraggio), si ripresentano in questa prima parte del 2008 con un fresco lavoro realizzato in studio.
L'album vede la collaborazione di numerosi artisti tra cui 3 Allegri Ragazzi Morti, Pall Jenkins e Scott Mercado,Lo.mo, Mariposa, Marta Collica, Giovanni Ferrario e Thibaut Derien.
Quello che si può percepire d’acchito, è il forte connubio tra musica e materializzazione di storie, personaggi e ambienti davvero concreti.
Ogni brano è una breve storia, carica di poetica, a volte di tragedia come nel brano Circo funambules in cui la passione travolge una coppia di artisti impegnati nel lancio di coltelli, ma anche di impegno politico-sociale come puo far saltare agli occhi La Compagnie Des Chats Noirs.
Il lavoro in sè non deve essere pensato come un concept-album, ma come l'espressione musicale di brevi pensieri, sogni e scene fini a se stesse.
La forza della loro musica trae energia dalle atmosfere certamente care alla musica popolare francese, come nel brano di apertura Mme Bateau, miscelate con parsimonia e intelligenza alle ritmiche prossime all'indie e al folk, come per il brano La compagnia dei Gatti Neri piuttosto sbarazzino e coinvolgente.
La capacità di saper infondere sfaccettature variegate tra il pop, folk e la ballata danno un un risultato del tutto piacevole e carico di melodia, potenzialmente in grado di accattivarsi una nutrita folla di ascoltatori.
Non c'è che dire: questi gatti, di vite ne hanno sicuramente da vendere.

Andrea Marchegiani

Rockerilla - febbraio 2008
9/10

Se già "La Lanterne Magique" era un grande album, il nuovo "Les 7 Vies Du Chat" è ancora più completo e convincente. Abbandonate certe tonalità notturne (anche l'artwork del cd è colorato e ispira maggiore solarità), senza comunque snaturare quella predilezione per la ballata d'atmosfera, di cui sono ottimi esempi "L'amour Vague" e "Mme Bateau", i Grimoon allargano il campo delle amicizie chiamando a collaborare Marta Collica, i Tre Allegri Ragazzi Morti e Pall Jenkins dei Black Heart Procession. Quello che colpisce rispetto al disco precedente, che era stato registrato praticamente dal vivo, è il suono più chiaro e studiato. C'è una maggiore attenzione a dare corpo e dinamica ad ogni strumento, tirandone fuori la personalità, ma senza creare facili protagonismi. Un ottimo lavoro in studio, giostrato con maestria dal produttore Giovanni Ferrario, ha generato un insieme quasi orchestrale, che vivifica le canzoni donandole una limpidezza che gratifica il nostro orecchio. Un album che definirei anche essenziale, dato che i Grimoon hanno concentrato le loro forze su sette brani originali, tutti veramente splendidi, e come regalo hanno inserito una versione in italiano di "La Compagnie Des Chats Noirs", suonata con i Tre Allegri Ragazzi Morti, e una divertente storia costruita sulla musica di "Cirque Funambules". Poco più di mezz'ora di musica, ma sufficiente per capire che a questi livelli non avranno bisogno di sette vite come i gatti per sfornare il loro capolavoro.

Edoardo Frassetto

Blow Up - marzo 2008
8

Non è un'antinomia lo spaziare tra il bric-à-brac di un mercatino indossando abiti in velluto liscio di gran classe, magari rossi con una piccola macchia di bordeaux e di vita. La costante crescita del Teatro delle Bellezze chiamato Grimoon afferma definitivamente un aristocratico progetto di popolo, capace di darsi una linea e innestare su di essa numerose variazioni compatibili (tra cui il pop belga di Julie court), il solo ad autoprodurre un video di animazione per ogni brano e a replicarlo dal vivo. Il bateau mouche di madame Solenn e sior Alberto imbarca stavolta la sega weird di Pall Jenkins dei Black Heart Procession, Tre Allegri gatti randagi e bilingui, l'altera Marta Collica di Space puppy's head e la banda Mariposa cui affida la cronaca di un delitto passionale, anima del disco: quel che lascia il segno è la tangenza di tutti i contributi a "suonare Grimoon", rivelando en passant il talento scrittorio e vocale del francese - oh la la - Thibaut Derien, autore della ballata forse più bella, Voyage en solitaire. Caso difficilmente ripetibile di commistione senza rigetto tra equilibrio e follia, con archi e corde a farla da padroni nell'interpretare le versioni del sestetto, il gran potenziale inesausto da "Les 7 vies du chat" si candida a un ruolo preminente nell'annata (inter)nazionale: nella vana attesa che qualsiasi venturo governo compia la profezia di cui ai secondi finali del disco, facciamo che quest'operetta deliziosa non prenda la polvere.

Enrico Veronese

Rumore - marzo 2008
8

La compagnia dei gatti neri è cosa piuttosto curiosa da raccontare giàcché loro non fanno solo musica. Compagnia comunque nel senso più elegante del termine, giusto per descriverli. I Grimoon sono al loro secondo disco ma dato che arrivano per metà dalla Francia, per l'altra metà dall'Italia e che per ogni traccia (rigorosamente "sette", va da sé) hanno scelto musici collaboratori diversi non è dato nemmeno sapere in quanti siano. E' un vero e proprio "casino" - con l'accento sulla "i" - straordinariamente regolamentato e gestito: chapeau! Va solo sottolineato che l'idioma prediletto è il francese, con l'unica eccezione di Space Puppy's Head interpretata e scritta (rispetto al testo) da Marta Collica. Nada mas? Tolto il primo brano tutti gli altri sono stati lavorati con amici musici, oltre alla Collica: dai Tre Allegri Ragazzi Morti (di cui so trova una ghost track italianizzata a fine disco) a due Black Heart Procession, ai Mariposa (che hanno reinterpretato un brano a modo loro, come da copione) a Giovanni Ferrario, a Lo.mo, a Enrico Gabrielli, a Thibaut Derien (sperando di non esserne dimenticato qualcuno). Insomma una gran bella ballotta che ha girato intorno allo stesso lavoro. Pare che dal vivo propongano anche un bel pò di immagini...seguirli è il minimo!

Barbara Santi

Sentire ascoltare - marzo 2008
7,7/10

“Le sette vite del gatto”. Sette come i brani di questo secondo disco ufficiale degli italo-francesi Grimoon.
Una raccolta di musica d'autore che ha l'eleganza della chanson d'oltralpe e le fattezze dell'indie rock più raffinato, l'immediatezza del folk e i colori sparati di una psichedelia orchestrale sui generis, i toni malinconici del pop retro' e i tempi veloci del rock. Il tutto in un continuum narrativo che mescola scenari circensi, viaggi ai confini del sogno, immagini surreali e riflessioni, descritti per fotogrammi e resi vitali da un sapiente impianto musicale.
Cambiano un po' di cose rispetto al precedente "LA LANTERNE MAGIQUE". Innanzitutto i suoni, là ingabbiati per lo più in una successione di chiaroscuri dolorosi e crepuscolari e qui liberi di gonfiarsi a dismisura sulla spinta di un tessuto strumentale variegato. E poi i diretti responsabili degli stessi, non più soltanto la band come in passato ma i Grimoon al completo più una serie di valenti collaboratori. A cominciare da Giovanni Ferrario, produttore del disco ma anche musicista e co-autore in Voyage En Solitaire e in Julie Court; Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, impegnati rispettivamente a prestare “sega musicale”, chitarra classica e timpani in Cirque Funambules; i Tre Allegri Ragazzi Morti, chitarra, batteria e voce in La Compagnie Des Chats Noirs e nella versione in italiano del brano ad opera di Davide Toffolo; Thibaut Derien, canto e contributi in fase di stesura nella già citata Voyage In Solitaire; Marta Collica, voce e testo di Space Puppy's Head. E poi Mariposa e Lo.mo, tra i crediti di un paio di brani.
Sottoposto a una contaminazione massiccia e costretto a confrontarsi con nuove forme di linguaggi, lo stile dei Grimoon si evolve, nell'estetica, nei testi, nell'approccio alla composizione, allontanandosi in parte dal cantautorato in controluce degli esordi ma mantenendosi al tempo stesso riconoscibile. Per confermare ancora una volta le potenzialità espressive di una formazione capace di stupire ad ogni passo.

Fabrizio Zampighi

Il mucchio selvaggio - marzo 2008

Un'esperienza abbastanza anomala, quella dei Grimoon, persino per il pur policromo panorama indie nazionale: per la particolarità dell'organico (un sestetto che ha come fulcri il cantante/chitarrista Alberto Stevanato e la cantante/tastierista franco-belga Solenn Le Marchand), così come per la predilezione di testi nell'idioma transalpino e la vocazione teatrale dei concerti. Seguito del debutto La lanterne magique (2006), anch'esso prodotto da Giovanni Ferrario, Les 7 vies du chat presenta un bel carnet di ospiti (tra gli altri Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, Marta Collica, i Tre Allegri Ragazzi Morti, alcuni Mariposa) e un'estrosa formula ricca di suggestioni popolari/classicheggianti di sapore antico; molto meglio, comunque, quando la band orienta la propria creatività verso una chanson solenne e avvolgentemente noir (Voyage en solitaire, splendida, L'amour vague, anche Space puppy's head) che quando privilegia soluzioni più ritmate e tendenzialmente ludiche.

Federico Guglielmi

Mescalina - marzo 2008

I gatti, si sa, sono creature scaltre, randage e nobili, pigre ed agili. Stesse caratteristiche le ha questo dischetto degli italo-francesi Grimoon: nove pezzi, per una mezz’ora di musica, dalle movenze appunto feline che catturano per come riescono a stare in equilibrio tra il sornione e l’arguto.
Alla seconda prova la band, guidata da Alberto Stevanato (voce, chitarra, xilofono, sega) e Solenn Le Marchand (voce, synths, fisarmonica), riesce a concretizzare la propria attitudine video-musicale in una scaletta che coniuga folk e indie-pop, canzone d’autore retrò e slanci da orchestrina rock.
La piccola impresa riesce grazie ad un’attitudine solo in parte flemmatica: i pezzi vengono lasciati a miagolare tra gli echi di una sega, di una fisarmonica e di un synth vintage per poi prendere uno slancio collettivo, come se il loro richiamo avesse improvvisamente radunato altri gatti, pronti a scorazzare sui tetti. Oltre al sestetto originario, partecipano al disco Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Marta Collica, alcuni Mariposa, Thibaut Derien e Giovanni Ferrario (quest’ultimo anche alla produzione).
Insomma, una vera e propria compagnia di gatti, di quelli che se ne stanno rannicchiati in un vicolo e che, quando passi di lì, ti puntano contro gli occhi.
Hanno le unghie questi Grimoon, come dimostrano nell’accattivante manifesto indie-rock di “La compagnie des chats noirs”, poi ripreso pure in italiano, e nella spigliata “Julie court”, ma sanno fare anche le fusa con alcune ballate dall’amplomb francese, un po’ Yann Tiersen e un po’ Francoiz Breut. Le cose migliori quando si muovono nell’ombra, come in “Voyage en solitaire”, ma è chiaro che vogliono uscire allo scoperto e che sono pronti a graffiare, come quando non si astengono dall’usare testi (neanche tanto) metaforici per lanciare critiche ed invitare a non stare zitti.
Chiude il “Circo Funambules”, che sembra una buffa storia da teatrino e che invece è il pretesto per cantare ironicamente la condizione tragica degli artisti.
Ruffiani finchè volete i gatti, ma bisogna riconoscere loro una certa classe anche quando si trovano a vivere in periferia.

Christian Verzeletti

Rockit - marzo 2008

Dunque, mettiamola così: dura meno di "La lanterne magique", è molto più vario musicalmente, assomma collaborazioni prestigiose tra Italia, Francia e California. Se si aggiunge che alcuni brani sono da brividi, come negare a "Les 7 vies du chat" tutta la nostra ammirazione e lo status di disco tra i più belli di questo inizio 2008? Il fumoso immaginario musicale di nebbie e oscurità tipico dei Grimoon alla fin fine si ripresenta realmente solo nella opening track "Mme Bateau", nelle due versioni, italiana e francese, di "Cirque Funambules", che partono circensi ma raggiungono momenti di grande delicatezza e intimismo e in cui compaiono Pall Jenkins e Scott Mercado dei The Black Heart Procession, e in "La compagnie des chats noirs", praticamente un brano dei Tre allegri ragazzi morti (che infatti collaborano, suonando e cantando) in cui il lato politico della band in bilico tra Rennes e Venezia abbandona finalmente lo sloganismo per assumere i toni, più consoni alla sua ispirazione, della favola e del fumetto (fate caso al testo: pare un "Maus" alla rovescia, dove i gatti lottano per libertà e progresso).
Sotto l'accorta regia della produzione di Giovanni Ferrario (che suona anche in tutti i brani), però, il cannocchiale musicale dei Grimoon si trasforma in un caleidoscopio cangiante e multicolore: in "Space puppy's head" (testo e voce di Marta Collica) i toni circensi e da bistrot (nessuno ha mai notato come il mondo dei Grimoon e quello della Piccola Bottega Baltazar a volte si accostino?) si mutano progressivamente in quelli incantati di una Goldfrapp senza elettronica e nei paesaggi degli Smashing Pumpkins più delicati, quelli di "Pisces Iscariot"; "Julie court" è uno scanzonato rock'n'roll con forse qualche ricordo dell'Edoardo Bennato di "La torre di Babele" che non sfigurerebbe nel soundtrack del prossimo film di Tarantino; "L'amour vague" riprende il personaggio di "Mme Bateau", ma vira decisa verso climi di cupa psichedelia e torrido progressive pop molto anni 70. Ma il capolavoro del disco, brano che si colloca idealmente poco sotto al vertice grimooniano di "Due di notte", da "Demoduff #1", è "Voyage en solitairie", testo e voce di Thibaut Derien: un misto tra i migliori Serge Gainsbourg e Jacques Brel che non potrà non solleticare i vostri cuori di gagà maudit.
In definitiva, il vertice della produzione della band finora. Un disco che dimostra come le collaborazioni possano arricchire l'ispirazione di un ensemble già notevole, e che forse sarà difficile ripetere, almeno nell'immediato. Ma noi non disperiamo, vero?

Renzo Stefanel

Indie-rock - marzo 2008

GENERE: indie d'autore.

PROTAGONISTI: Alberto Stevanato (chitarra acustica, xylofono, voce), Solenn Le Marchand (synths vintage, accordion, voce), Erik Ursich (basso, synths vintage, mellotron, percussioni), Claudio Favretto (accordion, organo, piano rhodes), Samuele Giponi (batteria), Andrea Iseppi (violino, xylofono). Sono presenti numerosi ed importanti ospiti: Tre Allegri Ragazzi Morti, The Black Heart Procession, Lo.mo, Marta Collica, Thibaut Derien, Mariposa, Giovanni Ferrario (che è anche il produttore del disco).

SEGNI PARTICOLARI: "gli italo - francesi Grimoon nascono alla fine del 2003 come progetto musicale e video. Compongono canzoni che danno vita a cortometraggi da loro stessi realizzati. Dal vivo, ogni canzone è accompagnata da piccole storie visive, creando così una sorta di concerto – cinema", parole tratte dalla loro cartella stampa che spiegano al meglio la genesi della band. 'Les 7 Vies Du Chat' è il secondo lavoro sulla lunga distanza, e segue di solo un anno e mezzo l'esordio 'La Lanterne Magique'. L'album è piuttosto breve: contiene 9 tracce, di cui 2 sono riletture in italiano di canzoni già presenti sul disco stesso.

INGREDIENTI: come nel primo disco, anche in questa occasione i Grimoon sfruttano l'interazione tra suoni vintage come quelli di organo e fisarmonica con altri più moderni, fra il triangolo chitarra – basso – batteria e tocchi di synth, per creare canzoni dalle tinte quasi sempre noir e dalle forti suggestioni cinematiche. Se però ritroviamo gli stessi ingredienti base, non così si può dire per le soluzioni a livello di composizione e soprattutto di arrangiamenti, nelle quali c'è senz'altro uno sviluppo delle idee espresse in passato. Un brano come 'La Compagnie Des Chats Noirs' è senz’altro il più melodico ed ammiccante di tutto il repertorio dei Grimoon, che, dall'altro lato, in canzoni come 'Space Puppy's Head' e 'Cirque Funambules' non sono mai stati così sfuggenti e d'atmosfera. Naturalmente un contributo determinante a questa maggior varietà è dato dall'apporto degli ospiti, che cantano, suonano e in qualche caso compartecipano alla composizione mettendo le loro caratteristiche al servizio delle idee della band.

DENSITA' DI QUALITA': quello che piace di quest'album è proprio il fatto che, accanto al rimescolamento delle proprie carte, la band ne ha aggiunte di nuove, per far sì che ognuna delle canzoni abbia una propria identità molto marcata ed un forte peso nel contesto del disco. La scelta delle strade da intraprendere per iniziare una vera evoluzione che però non faccia perdere al progetto i suoi principali riferimenti stilistici, è stata senz'altro la migliore possibile. Siamo solo al secondo disco e i Grimoon hanno già ampiamente dimostrato maturità in dosi massicce, piena consapevolezza di come intraprendere un percorso artistico nel migliore dei modi, ed un'intensità emotiva fuori dal comune.

VELOCITA': piuttosto varia, si passa dalla calma assoluta ad un ritmo moderatamente movimentato, con tante sfumature in mezzo a questi due estremi.

IL TESTO: "He's a pioneer on an orange star, kicking up the magic dust, taking pictures of far galaxies, what a shame, I wish I was in your interstellar dream." Scegliamo 'Space Puppy’s Head', l'unico brano in inglese, per mostrare come Marta Collica, che ha scritto il testo e lo canta, si sia calata perfettamente nello spirito che anima l'avventura dei Grimoon.

LA DICHIARAZIONE: Alberto Stevanato nell’intervista via mail rilasciata a 'Indie-Rock.it' lo scorso novembre: "Siamo il motore di questa barchetta, sempre un po' sgangherata ma bizzarra, animata da una strana fantasia e da mille note, qualche volta tristi, qualche volta romantiche e qualche volta pop."

IL SITO: 'Grimoon.com', 'Myspace.com/grimoon'.

Stefano Bartolotta


Drive Magazine - aprile 2008

Chi ha avuto il piacere di ascoltare quello strano gioiellino che è La Lanterne Magique, si ricorderà bene del suo stralunato ed elegante pop-folk rock dai toni surreali e ironici. Trascorso oltre un'anno di attività intensa diviso fra un buon numero di esibizioni live in giro per l'Italia e l'Europa, i Grimoon hanno ritrovato la giusta ispirazione per realizzare il seguito della loro Lanterne Magique: ancora una volta sotto l'etichetta Macaco Records viente pubblicato il loro secondo ed ultimo disco "ufficiale" (se escludiamo il primo ep Demoduff#1) Les 7 Vies du Chat, prodotto da Giovanni Ferrario, continuazione ideale del disco precedente ed allo stesso tempo evoluzione naturale del suono Grimoon. I temi ricorrenti nella poetica musicale dei Grimoon in questo ultimo album sono rimasti pressoché invariati: i sentimenti, le storie d'amore perdute nella gelosia e nella follia dell'uomo, uno sguardo incantanto della realtà ma allo stesso tempo inquieto. I riferimenti ad una cultura popolare ormai apparentemente scomparsa dalle nostre realtà metropolitane affascinano ancora i Grimoon, così come i gatti accompagnati a delle figure solitarie e tormentate sono ricorrenti nell'immaginario della loro musica. A una line-up pressochè invariata che ha come punto di riferimento la coppia Solenn Le Marchand (voce, synths, accordion) e Alberto Stevanato (chitarra acustica, voce, xilofono), insieme a Erik Ursich (basso), Claudio Favretto (tastiere), Samuele Giuponi (batteria) e Andrea Iseppi (violino), si aggiungono alcuni ospiti importanti come il duo Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, il cantante Thibaut Derien, i simpatici Tre Ragazzi Morti ed Enrico Gabrielli, già con Mariposa e Afterhours. Le sette vie del gatto si diramano attraverso altrettanti brani cantanti prevalentemente in francese ed inglese, più due riletture in lingua italiana, il tutto per la durata di poco più di mezz'ora. Il suono dei Grimoon si è arricchito dunque di nuovi elementi con un approccio più sofisticato negli arrangiamenti ed ha approfondito ulteriormente le sue radici nella musica popolare e nel folk, con una componente psichedelica da non sottovalutare: gli archi, l'accordion ed il mellotron giocano un ruolo importante in brani come la deliziosa danza lunare di Space Head Puppy, nel divertente e sottilmente inquietante spettacolo circense del Cirque Funambules oppue ancora in una classica ballata francese come Voyage en Solitaire, cantata con tono decadente da Thibaut Derien. Il momento "forte" del disco è forse rappresentato da un'altra ballata acustica di questo cd, L'Amour Vague, intrisa di sognante, sensuale malinconia e dai tratti ancora una volta psichedelici, quasi cosmici. Se dovessimo valutare le condizioni di salute della musica indipendente italiana attraverso l'uscita di Les 7 Vies du Chat allora potremmo stare tranquilli e rassicurarci del suo ottimo stato!

Giovanni Carta


Ondalternativa.it - aprile 2008

L’impressione che hai appena ascolti i Grimoon è: questi sono da colonna sonora!! E appena vai a vedere sul loro sito che i brani sono sempre accompagnati da cortometraggi di loro stessa produzione, scopri che di fronte a te hai un gruppo che ha le idee molto chiare. Una produzione ben curata, suoni davvero interessanti, che si alternano in maniera perfetta all’interno del loro disco “Les 7 Vies Du Chat” prodotto da Macaco Records.

Il disco dei Grimoon è un eccellente connubio tra pop e folk cantautoriale, tra dolcezza e frenesia. Si passa da una raffinata “Mme Bateau” ad un basso pulsante in “La Compagnie Des Chats Noirs”, (rivisitata anche in italiano: “La compagnia dei Gatti Neri”). Sono gli arrangiamenti che colpiscono: non si entra mai in un genere preciso, il viaggio dei Grimoon non ha soste, in nessun territorio: si alternano brani molto frizzanti (Julie Court), in cui la band lascia trasparire uno spirito pop-funk, a tracce più oscure, come “Voyage en Solitaire” o “L’amor Vague”, dove invece appare un’anima più intima e la composizione diviene più sofferta.

I Grimoon insomma sono in grado di cogliere mille sfaccettature diverse del pop, mischiandolo con il folk, l’indie e il rock: il risultato può essere solo quello di impressionare per la bravura e l’accortezza con cui sono riusciti a bilanciare tutti questi elementi.

Ottavia "Aivy"

Kdcobain.it - aprile 2008

E' un'indie rock ad acquarello quello dei Grimoon, band italo-francese alla seconda prova sulla lunga distanza. Uno stile da cartolina, che gioca con il folk ma non solo, che gioca con il rock così come il gatto gioca con il topo. I Grimoon consolidano il proprio talento con questo secondo disco che vanta collaborazioni di alto livello, dai Tre Allegri Ragazzi Morti ("Le compagnie des chats noir") ai californiani Black Heart Procession presenti nella sognante "Cirque Funambules".

L'inglese e il francese si alternano, lasciando spazio infine alle versioni in italiano dei due brani sopra citati. "Le 7 vies du chat" è un disco cinematografico, che diventa infatti colonna sonora per i cortometraggi prodotti dalla band e che fanno da sfondo anche alle loro esibizioni live. I Grimoon si confermano come una delle migliori promesse della scena indie degli ultimi anni, e "Les 7 vies du chat" entra di diritto tra le migliori uscite del 2008.

Nicolò