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RECENSIONI

Buscadero

***Le déserteur è senza ombra di dubbio il loro disco più spesso, stratificato, psichedelico e dark; per dirlo in una parola, è senz'altro il loro disco più rock.[...]Un grandissimo album Le Déserteur, che speriamo faccia allargare notevolmente la fama dei Grimoon, una delle migliori band operanti in Italia, che, e non ci fa onore, ha sempre raccolto molto più all'estero che da noi. Che sia giunto il momento di rimediare?

Shiver
***Lontano dalle mode e dal già sentito, Le Déserteur si rivela una delle più intense sorprese di questo inizio 2012, mostrando una cura nei testi e negli arrangiamenti di grande livello e riuscendo ad arrivare al cuore senza imboccare facili scorciatoie. Decisamente consigliato.

Rumore
***I Grimoon si spingono oltre – fino a sfiorare le crepuscolari fluttuazioni dei Cocteau Twins (Draw on my eyes) e l'epica coralità degli Arcade Fire (Souvenirs e Monument aux déserteurs) – rinunciando volutamente alle ossigenazioni bohémiennes delle precedenti produzioni per assimilare provvidenziali dosi di selvatica oscurità, inevitabile rigurgito di una prospettiva lirica che ci racconta i demoni della guerra. Un cinematografico crepitio sonoro dall'anima folk e dalla pelle psichedelica, per celebrare, com'è giusto che sia, l'antieroica condotta di coloro che alla guerra hanno preferito la vita.

Sentire ascoltare
***Il baricentro del gruppo si sposta, seppur orientato ancora verso i toni malinconici a cui eravamo abituati, alla ricerca di una forma più personale, agile e slegata dalle solidità marziali dell'ultimo episodio. Il cambiamento è un divenire con momenti decisamente brillanti (l'accoppiata synth e batteria di Souvenirs, la coda rockegiante in crescendo e vagamente Arcade Fire di Monument aux déserteurs) e qualche episodio invece più in linea con la cifra stilistica del gruppo (Draw on my eyes).

La scena
***Grazie alla sapiente ed attenta produzione di Pall Jenkins dei Black Heart Procession, la band si distanzia dalle produzioni precedenti, relegando in un cantuccio i riferimenti al folk francese per abbracciare sonorità più nord-americane

Giornale Metal blog
***Con "Le Déserteur" la band italo-francese si accosta idealmente al rock psichedelico posto tra la swinging london e le prime idee degli anni '70, ma non restano fuori però anche alcune atmosfere tardo sessantiane della scena musicale italiana. Questo album è molto bello e se siete appassionati delle dilatazioni del rock o delle sue dovreste farci un pensiero

Storidisco
***Si, ora i Grimoon hanno l’anima più leggera e cantata, un modo di dire, un paragone che orecchie puntate sull’eccellenza non si faranno sfuggire di certo se si cercano belle cose da far girare nello stereo.

Ondarock
***Oggi i ragazzi dimostrano di aver raggiunto un elevato livello di maturità, dando alle stampe la loro produzione più adulta e compiuta, che conferma la sostenibilità della propria proposta sui mercati di tutto il mondo.

Soundmagazine
***Il rock della band ha quindi preso una piega decisamente più cupa, dove i testi giocano da protagonisti e la musica fa da perfetta cornice a stati d’animo contrastanti. Il tutto con la solita classe. Il sestetto ha dalla sua gran gusto ed esperienza, elementi fondamentali quando si fa della musica così fuori dagli schemi.

The webzine
***Per immergersi nel loro folk che prende dalle loro esperienze extraitaliane tutta la sua forza e la sua comunicatività, una sorta di vintage rock bucolico che attinge tanto dal blues quanto dal dark tanto in voga nei saloni club della hipsteria de noartri, bisogna ripetere più volte l’ascolto. Fondere tutto ciò in qualcosa di compresso e comprensibile a tutti è difficile, e senz’altro ridurne le innumerevoli influenze all’osso risulta anche un’esercizio di stile inevitabile in queste situazioni. Ecco perché Le Deserteur, esperimento bilingue dai forti approdi anni sessanta, risulta irrecivibile per alcuni dei contenitori più inamovibili del settore indie italiano.

Comunicazione interna

***Violini, fisarmoniche e qualche tromba quasi distratta, arricchiscono il multiforme suono dei Grimmon che pesca dal folk al pop, fino a portare alla memoria il percorso di viandanti gitani senza metà, alternando momenti cupi ad altri più radiosi, contrapponendosi e autoalimentando la curiosità in un ascolto che non risulta mai noioso. Alessandro Mastrocola


Cool club – aprile 2010

***Ogni tanto gli amici mi chiedono: mi suggerisci un bel disco? Trovato! Super 8 dei Grimoon ti prende al primo ascolto e ti accompagna qualunque cosa tu stia facendo. È il quarto lavoro discografico per il gruppo italo francese che, anche questa volta, sorprende per lo stile crepuscolare ma spensierato, morbido ma incisivo.Osvaldo Piliego



Sentire ascoltare
7,8/10
***E' un disco importante Super 8. Come poteva esserlo un Bryter Layter per Nick Drake. Un'opera in cui si scorge futuro prossimo e passato, in cui convivono adolescenza e maturità, in cui si intrecciano immaginario classico del gruppo e voglia di spingersi oltre. Come conferma anche il DVD del film Neera allegato al CD, ennesimo omaggio al potere salvifico della creatività in un cinema che si fa pittura, musica, approccio artigianale, simbolismo, oltre che giustificazione e carburante di un immaginario meravigliosamente surreale. Fabrizio Zampighi



Indierock
8/10
*** Mostra una band che insiste nel lavoro iniziato con il disco precedente, ovvero prendere le caratteristiche che rendono così personale il proprio repertorio e sfruttarle per creare qualcosa che ogni volta risulta sempre meno immediato al primo impatto ma sempre più efficace e duraturo nel tempo. Stavolta poi gli equilibri erano ancora più difficili da raggiungere, perché da quelli creati in precedenza sono nate per forza cose nuove, che ovviamente la band non ha certo lasciato da parte, ma ha utilizzato per un’esplorazione ancora più approfondita delle possibilità offerte dal proprio mondo sonoro ed emozionale, con un’opera di destrutturazione e ricomposizione che, come detto, è risultata tanto rischiosa quanto ben riuscita. Il film è più facile da apprezzare subito, grazie ad una realizzazione ben curata nel suo essere auto-prodotta ed alla trattazione di tematiche con cui prima o poi, nel corso della vita, tutti sono chiamati a confrontarsi: ciò che lo lega al disco è la capacità di creare stati d’animo intensi con un utilizzo per nulla convenzionale degli elementi a disposizione, per quanto riguarda sia l’intreccio, che i dialoghi, che le immagini. Stefano Bortolotta



Kathodic

***In perenne crescita, i veneti Grimoon sono ormai una realtà affermata nel panorama indie-rock italiano ed internazionale, grazie alla loro capacità di essere sempre accattivanti e mai scontati. Per questo loro terzo lavoro hanno voluto fare le cose in grande pubblicando, insieme al disco (“Super 8”) un film: “Neera”. Vittorio Lannutti


Ondarock

***Il picco assoluto dell’intero progetto, e uno dei momenti più emozionanti del 2010 indie italico, è però il lungometraggio di 90 minuti “Neera”, un colorato, pasoliniano (e a tratti dantesco) volo di fantasia che fa leva sui miti e le tragedie greche - Orfeo in primis, il perno della storia - i canovacci surrealisti di Jean Cocteau e la poesia onirica, un commovente impasto di maschere, dipinti, paesaggi rurali e dileggi sardonici, e una meditazione sulla funzione e il destino dell’arte. Michele Saran

Rockit

***Una capacità orchestrale spiazzante. Una lente sonora fra passato e futuro al servizio della settima arte. Immaginifici, cinematografici, una voragine di densità sonora fuori dal comune. Quella dei Grimoon è una poetica musicale solida e ben equipaggiata che è riuscita in questi anni a diventare cuore di tenebra di un suono caleidoscopico, originale ibrido di folk, musica d'autore, pop e spleen gotico-decadente, di pregevole matrice europea. Faustiko


Blowup
7/7
***
Un’autoproduzione totale, dal set alle maschere e i costumi, fino alla colonna sonora del bassista Erik Ursich: ma soprattutto una summa dell’estetica grimoon che come succede ultimamente al cinema rende tributo alla forza del cinema stesso, all’idea di finzione quale realtà più vera del reale, allo spettacolo e alla creazione cure per i mali del mondo, togliendosi d’impaccio dalla trista generalità. (7) a entrambi i supporti. Enver


Buscadero

***Attestatisi su una forma di ballata screziata di malinconia, Solenn e compagni ci hanno consegnato una collezione di canzoni stupende, e vi basterà porgere orecchio a brani quali Orfeo, Le Bal Des Ombres, La Ballade Du Pecheur Oveugle o Amour per rendervene conto. Lino Brunetti


Mucchio Selvaggio

***Un’operazione bipartita, le cui facce si rivelano però complementari, con i temi musicali e le atmosfere a riflettersi continuamente dall’una all’altra, che nel complesso può dirsi riuscita sotto ogni punto di vista. Aurelio Pasini

 

 


Music Club - febbraio 2008

Opera che è come sempre, nel caso dei Grimoon, un’operazione creativa e magica al tempo stesso in cui viene concesso poco alla maniera, optando per una creatività libera ma sempre efficace. Bisognerà aspettare
il 14 marzo per trovarlo nei negozi. Segnatevi la data sul calendario. Ian Della Casa



Artists and bands - febbraio 2008

5/7
La capacità di saper infondere sfaccettature variegate tra il pop, folk e la ballata danno un un risultato del tutto piacevole e carico di melodia, potenzialmente in grado di accattivarsi una nutrita folla di ascoltatori.
Non c'è che dire: questi gatti, di vite ne hanno sicuramente da vendere. Andrea Marchegiani

Rockerilla - febbraio 2008
9/10
Poco più di mezz'ora di musica, ma sufficiente per capire che a questi livelli non avranno bisogno di sette vite come i gatti per sfornare il loro capolavoro. Edoardo Frassetto

Blow Up - marzo 2008
8
La costante crescita del Teatro delle Bellezze chiamato Grimoon afferma definitivamente un aristocratico progetto di popolo, capace di darsi una linea e innestare su di essa numerose variazioni compatibili (tra cui il pop belga di Julie court), il solo ad autoprodurre un video di animazione per ogni brano e a replicarlo dal vivo. Enrico Veronese

Rumore - marzo 2008
8
Insomma una gran bella ballotta che ha girato intorno allo stesso lavoro. Pare che dal vivo propongano anche un bel pò di immagini...seguirli è il minimo! Barbara Santi

Sentire ascoltare - marzo 2008
7,7/1
Una raccolta di musica d'autore che ha l'eleganza della chanson d'oltralpe e le fattezze dell'indie rock più raffinato, l'immediatezza del folk e i colori sparati di una psichedelia orchestrale sui generis, i toni malinconici del pop retro' e i tempi veloci del rock. Il tutto in un continuum narrativo che mescola scenari circensi, viaggi ai confini del sogno, immagini surreali e riflessioni, descritti per fotogrammi e resi vitali da un sapiente impianto musicale. Fabrizio Zampighi

Il mucchio selvaggio - marzo 2008

Un'esperienza abbastanza anomala, quella dei Grimoon, persino per il pur policromo panorama indie nazionale: per la particolarità dell'organico (un sestetto che ha come fulcri il cantante/chitarrista Alberto Stevanato e la cantante/tastierista franco-belga Solenn Le Marchand), così come per la predilezione di testi nell'idioma transalpino e la vocazione teatrale dei concerti. Federico Guglielmi

Mescalina - marzo 2008

Hanno le unghie questi Grimoon, come dimostrano nell’accattivante manifesto indie-rock di “La compagnie des chats noirs”, poi ripreso pure in italiano, e nella spigliata “Julie court”, ma sanno fare anche le fusa con alcune ballate dall’amplomb francese, un po’ Yann Tiersen e un po’ Francoiz Breut. Le cose migliori quando si muovono nell’ombra, come in “Voyage en solitaire”, ma è chiaro che vogliono uscire allo scoperto e che sono pronti a graffiare, come quando non si astengono dall’usare testi (neanche tanto) metaforici per lanciare critiche ed invitare a non stare zitti. Christian Verzeletti

Rockit - marzo 2008

Dunque, mettiamola così: dura meno di "La lanterne magique", è molto più vario musicalmente, assomma collaborazioni prestigiose tra Italia, Francia e California. Se si aggiunge che alcuni brani sono da brividi, come negare a "Les 7 vies du chat" tutta la nostra ammirazione e lo status di disco tra i più belli di questo inizio 2008? Renzo Stefanel

Indie-rock - marzo 2008

***Siamo solo al secondo disco e i Grimoon hanno già ampiamente dimostrato maturità in dosi massicce, piena consapevolezza di come intraprendere un percorso artistico nel migliore dei modi, ed un'intensità emotiva fuori dal comune. Stefano Bartolotta


Drive Magazine - aprile 2008

***Il momento "forte" del disco è forse rappresentato da un'altra ballata acustica di questo cd, L'Amour Vague, intrisa di sognante, sensuale malinconia e dai tratti ancora una volta psichedelici, quasi cosmici. Se dovessimo valutare le condizioni di salute della musica indipendente italiana attraverso l'uscita di Les 7 Vies du Chat allora potremmo stare tranquilli e rassicurarci del suo ottimo stato! Giovanni Carta


Ondalternativa.it - aprile 2008

***I Grimoon insomma sono in grado di cogliere mille sfaccettature diverse del pop, mischiandolo con il folk, l’indie e il rock: il risultato può essere solo quello di impressionare per la bravura e l’accortezza con cui sono riusciti a bilanciare tutti questi elementi. Ottavia "Aivy"

Kdcobain.it - aprile 2008

***I Grimoon si confermano come una delle migliori promesse della scena indie degli ultimi anni, e "Les 7 vies du chat" entra di diritto tra le migliori uscite del 2008. Nicolò

 

Fuori dal mucchio – novembre 2006

***Un progetto artistico che oggi è un laboratorio musical-teatrale ricco di stimoli ma domani corre seriamente il rischio di diventare una delle realtà più interessanti dell'indie autoctono.


Drive Magazine – novembre 2006

***Dal punto di vista musicale e concettuale La Lanterne Magique rappresenta un gioiellino di fantasia e candore: ombrose ballate dal gusto deliziosamente retrò e aristocratico, delicati intrecci elettro-folk ed una vena ironica ed intima...


Rollingstone – febbraio 2007

***Un mix che trova un suo strano equilibrio in un disco che si segnala come uno dei più promettenti debutti di quest’anno.


Buscadero – gennaio 2007

***Questo disco, col suo tocco naif e altamente creativo, va a toccare tasti nascosti che ci fanno salutare i Grimoon come una delle più piacevoli ed originali sorprese del panorama nazionale e oltre.


Rockit – dicembre 2006

***Il nuovo disco dei Grimoon, La lanterne magique si muove sui binari di una tenebrosa e fascinosa europeizzazione del suono alt-country degli ultimi anni, mischiandovi agevolmente elettronica fredda, sapori di bistrot, aperture a quel vento d'Oriente che spira nella loro patria Venezia, sprazzi improvvisi di patchanka francese, perfino coriandoli di new wave newyorkese acoustic version. Realizzando con la scioltezza dei fuoriclasse il colpo di tacco della personalizzazione di un genere.


Sonicbands – dicembre 2006

***Un disco ottimo, pieno di suggestioni e che conquista ascolto dopo ascolto, un progetto che definire interessante è riduttivo…


Blowup – dicembre 2006

***Nei temi universali di Liberté o nelle storielle di borgo quali Mr Carré e Moka si sviluppa un talento nitido, supportato da strumentazione vintage e le collaborazioni di Enrico Gabrielli, Max Trisotto, Giovanni Ferrario: i tempi sono maturi per l’affermazione, come presagisce l’intima e bellissima conclusione Meme les mains vieillissent.


Sentire ascoltare – dicembre 2006

***Tra sogno e mistero, tra impegno e incanto, i Grimoon esordiscono con un lavoro che sorprende per autorevolezza, fantasia, intensità...

Rockon

***Proprio questo è l’approccio ideale verso le melodie dei Grimoon, farsi guidare in luoghi sconosciuti, concreti ma allo steso tempo irreali, pieni di magie e suggestioni. Salvifico potere della Musica…


RadioCoop

***Un prodotto decisamente interessante e tra i più importanti dell’anno in corso nella scena nostrana.


Rockerilla – dicembre 2006

***Per il loro nuovo album “ La Lanterne Magique ” i Grimoon hanno girato un film vero e proprio, la storia visionaria e surreale di un giornalista che, nel fare un'intervista, incontra dei personaggi alquanto singolari. Il primo film dell'indie italiano pensato, girato e montato in assoluta autonomia. Già questa operazione rivela una fervida attività creativa, supportata da una felice ispirazione e da una determinata volontà nel fare.


Velvet Goldmine

***Il pop è fritto, il folk è sognante ed i suonatori giocano con Black Heart Procession , Calexico e gli Air (tenuti in sordina); quando si ha bisogno di fantasticare, questo è il rifugio giusto. Sarebbe un errore non approfittarne!


IndieForBunnies

***La Lanterne Magique nasce così, dall'incontro tra musica ed immagine, francese ed italiano, strumenti ed umori; dagli intrecci tra realtà e finzione, cullandosi nei suoni e nel mood della melodia.

Mucchio Selvaggio - maggio 2004

*** Gli amanti di certe sonorità oscure - pur non mancando qui gli occasionali raggi di sole, tipo le incursioni pop di "I'm looking for Paris" - non dovrebbero farselo scappare.

Rockerilla – Giugno 2004

***condensare nella propria musica le più disparate influenze: il cantautorato francese e il folk più depresso, ma anche il pop e il noise di campionamenti ed effetti vari. E il risultato è di quelli più convicenti sentiti in questi primi mesi dell'anno. Canzoni emozionanti, dotate di belle melodie, arricchite dall'uso della lingua francese in quattro degli otto pezzi. Edoardo Frassetto



Rockit – Ottobre 2004

***Un neo folk semi-acustico ben congeniato - e temperato da tastiere discrete - e per nulla noioso, come le circostanze potrebbero indurre a pensare. Che poi se ne esce tranquillamente fuori dai binari più di una volta. Per calarsi nelle dimensioni di soffici ballate (“Luxure et passion”) o apertamente pop (“Due di notte”, uno dei due casi, l'altro è “Marghera”, nel quale i Grimoon abbandonano l'idioma dei nostri amici mangiarane per abbracciare l'italiano). Per non parlare di “I'm looking for Paris”: se ne accorgesse un dj di passaggio, diverrebbe in un attimo un inno della generazione cocktail. Giuseppe Catani


Freequency – Maggio 2004

***Gli otto brani di "Demoduff # 1" trasportano chi ascolta in un limbo sonoro dalle fattezze malinconiche e allo stesso tempo ridenti; l'altalena di umori dipende dall'accostamento di strumenti quali fisarmonica e violino ad ambientazioni romantiche sottolineate dall'uso della lingua francese (che predomina sull'italiano e l'inglese). Un viaggio oltre le stelle. Tirza Bonifazi



Speak my language – Giugno 2004

***Otto canzoni neo-folk (anche se il termine spesso, quando si parla di musica, è un po' stretto), molto romantiche, e tutte molto, molto belle. Costruzioni semplici di pochi accordi, arrangiamenti vintage mai sopra le righe, un songwriting malinconico e pieno di fascino (e quasi tutto in francese, e non è un vezzo stilistico!): questa è la prova che il buongusto e le capacità tecniche non necessariamente devono essere sempre superati dall'ego dei musicisti stessi! Momi


Drive magazine – Giugno 2004

***L'utilizzo non sprovveduto di una strumentazione adeguata al contesto dei brani (violino, fisarmonica e tastiere assortite) e l'attenzione per ogni minimo dettaglio sonoro offrono motivi in più per godere di una prova ammirevole, pur nella sua relativa brevità, circa venticinque minuti...anche se venticinque minuti non sono mai pochi quando, come in questo caso, c'è di mezzo la buona musica. Giovanni Carta



Rock Sound – Gennaio 2005

***I brani, per la maggior parte in francese, non sono facilmente identificabili, ma mantengono una forte identità poetica ed emozionale, mescolando rock, sogni, folk, pop con un retrogusto alternativo. Ne viene fuori una musica evocativa e dai contorni sfocati che riesce a suggerire immagini cinematografiche grazie alla ricchezza di colori e sfumature che offre. Panna



Beautiful freaks – Settembre 2004

***Il numero 01 del catalogo Macaco spetta ai Grimoon che accompagnati da un violino, una fisarmonica, due voci, un basso, una batteria appena accennata e un personale suono di synth, propongono delle canzoni particolari che si rivelano un misto di rock, canzone d'autore, intimismo lirico, favorito in buona parte dalla scelta nella maggior parte dei brani di esprimersi in francese. Proprio questa particolare scelta dà alla band quel fascino che ne esalta le atmosfere presenti nel CD conferendo alle ballate elettro-acustiche un taglio notturno che ne aumenta il già innegabile valore. (a.p.)



Indiepop – Ottobre 2004

***Disco decisamente notturno, anzi: di quell'ora precisa in cui chiudono i bistrot e le luci si spengono ad una ad una, "Demoduff#1" rivela una discreta contiguità con gli stilemi tipici della recente scuola mestrina (GoodMorningBoy, primi Elle), ovvero un'attitudine art-ish che guarda al Belgio e non disdegna il low fi e nemmeno l'apporto di archi e fisarmoniche, a impreziosire liriche. Enrico Dj Enver