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Indie-Rock.it - marzo 2008

Nell’intervista che ci avevano rilasciato via mail lo scorso novembre, i Grimoon avevano annunciato la pubblicazione del loro secondo disco per il mese di marzo. Ora che ‘Les 7 Vies Du Chat’ è uscito, c’era la voglia di parlarne dal vivo con Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato. L’occasione si è presentata un paio d’ore prima del loro live di Castiglione Olona, ed intervistati di persona, Solenn e Alberto si sono mostrati ancora più desiderosi di approfondire ogni aspetto della loro avventura.

Indie-Rock.it: Questo disco secondo me rappresenta uno sviluppo sia del vostro lato più d’impatto che di quello più d’atmosfera, cioè mi sembra che si sia partiti da quello che avevate fatto nell’esordio, sotto entrambi i punti di vista, e abbiate voluto dare uno sviluppo sia a livello di composizione che di suoni e arrangiamenti.

Solenn: Sì, in questo un ruolo importante l’ha avuto Giovanni Ferrario, che ha prodotto il disco. Noi abbiamo fatto i pezzi come sempre, e per questo disco avevamo meno brani intimisti e più brani pop, poi Giovanni in fase di pre-produzione del disco ci ha orientati parecchio. Secondo me una differenza importante tra questo disco e l’altro è che stavolta lo studio e l’elaborazione dei suoni sono stati fatti in studio e non tramite la registrazione in diretta. Anche gli ospiti comunque hanno avuto un loro peso nello sviluppo dei brani..

Alberto: noi ci tenevamo a registrare in studio per poter avere la padronanza dei singoli suoni: la batteria, il basso e tutto il resto. Si può dire che il disco è stato fatto come un puzzle, ovvero costruito volta per volta con tasselli diversi che si aggiungevano. Ogni canzone avrà circa 40 tracce, e abbiamo usato moltissimi strumenti, anche grazie al nostro bassista Erik Ursich, che a casa ha un’invidiabile collezione di strumenti e sintetizzatori rigorosamente anni Sessanta, oltre che essere un mago dell’elettronica, anche se con noi, appunto, suona il basso. In questo disco quindi ci sono molte più tracce di synth e ha avuto più spazio anche il mellotron, grazie al quale abbiamo ottenuto orchestrazioni che nel disco precedente non c’erano. Per questo album abbiamo anche chiamato un terzetto di archi proprio per arricchire queste orchestrazioni.

I-R: A voi piace pensare che vi evolverete mantenendo fermi certi punti di riferimento stilistici o in futuro vi immaginate che manderete all’aria tutto e vi proporrete in modo totalmente diverso?

Alberto: Non si sa mai, però i Grimoon sono nati proprio per raggiungere questo tipo di suono. Io prima ho militato in tantissime band rock, ma a un certo punto questo mi stava un po’stretto ed in testa avevo altre cose, cioè un suono più morbido, ma anche contaminato. Io e Solenn abbiamo chiamato degli amici che si sono rivelati disponibilissimi a collaborare con noi. All’inizio non si pensava di diventare una vera e propria band, ma adesso ognuno di noi è un elemento importantissimo.

Solenn: Io credo che qualcosa di quello che siamo adesso rimarrà anche in futuro, perché tutto questo nasce direttamente dal nostro modo di essere e lo riflette moltissimo, per questo non credo ad un cambiamento che ci possa stravolgere. Cambiamenti nei suoni ci potranno sempre essere, ma lo stile rimarrà questo.

I-R: Per quanto riguarda gli ospiti, sono stati più loro ad adattarsi ai Grimoon o viceversa?

Solenn: Decisamente gli ospiti. Pensa solo al fatto che Davide Toffolo ha dovuto cantare in francese… In generale gli ospiti hanno voluto suonare 'alla Grimoon', nel senso che si erano già immaginati i loro contributi in base alla nostra musica, al nostro stile. In seguito anche noi abbiamo voluto accettare le loro caratteristiche. Secondo me questo è evidente soprattutto per i Tre Allegri Ragazzi Morti, in particolare per la traduzione in italiano de 'La Compagnie Des Chats Noirs': Davide l'aveva già abbozzata ed è stato giusto e bello inserire anche la versione italiana nel disco.

Alberto: Secondo me comunque i Tre Allegri hanno trovato terreno fertile nella nostra canzone, perché è fondamentalmente un brano pop e appena l’abbiamo scritta abbiamo subito pensato che fosse adatta a loro: è un quattro quarti, con un ritornello ammiccante, poi anche il testo è compatibile con il loro immaginario. Credo che per tutti gli altri collaboratori sia stato più difficile: immagino Marta Collica quanto possa aver fatto fatica a cimentarsi con un walzer come quello che le abbiamo proposto.

Solenn: Marta comunque è un’artista che ha diverse frecce al suo arco, anche perché visti i vari gruppi con cui suona riesce davvero a spaziare molto. Secondo me quello che abbiamo messo più in difficoltà è stato Thibuat Derien, perché se ascolti quello che fa di solito è molto “francese”, mentre noi lo portavamo su qualcosa di completamente diverso, di molto più blues, rarefatto e cupo, anche se in realtà il brano l’abbiamo scritto insieme a lui comunque.

I-R: La maggiore brevità rispetto all’esordio è stata voluta fin da subito o a un certo punto vi siete detti che così poteva bastare? Forse le canzoni sono solo 7 (più i 2 rifacimenti) proprio per rifarsi al titolo, nel senso che ognuna di esse rappresenta una delle vite del gatto?

Solenn: L’idea iniziale era quella di fare un disco con degli ospiti con i quali avevamo condiviso momenti bellissimi durante i quattro anni di vita della band. Abbiamo quindi iniziato a parlarne con molti e abbiamo fatto una lista di possibili collaboratori (all’inizio la lista era molto lunga e c’erano ospiti anche per più di 7 canzoni). Alla fine abbiamo deciso di fermarci a questo numero proprio quando abbiamo stabilito il titolo del disco.

Alberto: questa scelta, più che dal titolo, è stata dettata dalla nostra voglia di far uscire un disco nel più breve tempo possibile, anche perché siamo stati continuamente in tour ed il tempo per registrare era poco. Le canzoni sono solo 7 ma ognuna ha un proprio peso. Comunque adesso credo che per il prossimo disco si dovrà aspettare un po’di più, almeno due anni pieni, e nel frattempo vogliamo fare un film allegato ad un libro.

Solenn: Diciamo che è un’idea, vedremo se riusciremo a farlo davvero!

I-R: L’immaginario del circo era già presente nel disco precedente, ma qui ha sicuramente più spazio. In che modo questo immaginario aderisce al vostro?

Solenn: A me il circo affascina perché in primo luogo è fatto di persone che stanno insieme e sono sempre in movimento, sono dei nomadi dello spettacolo, e già questa cosa mi attrae un sacco. Poi nel circo convivono cose molto diverse tra loro. Il circo che mi affascina non è tanto quello attuale, quanto quello di una volta, quello che presentava performance spettacolari, indimenticabili. Poi c’è la figura del clown, questo personaggio che deve far ridere. Ma spesso chi ha questo compito in realtà è una persona depressa. Nella canzone 'Cirque Funambules' c’è un riferimento a un film: i nomi dei protagonisti, Garance e Baptiste, sono gli stessi di un film meraviglioso che si chiama 'Les Enfants Du Paradis', che parla di una storia d’amore che si sviluppa non in un circo ma in un teatro di mimo (che è un’altra cosa che mi affascina molto), e il nome del teatro era proprio 'Théâtre Des Funambules'. Nel film il personaggio di Baptiste è interpretato da un mimo eccezionale: Jean-Louis Barrault.

I-R: Quali sono “gli ideali dei gatti rivoluzionari”?

Solenn: La difesa del diritto di immaginare, della fantasia, del sogno ecc. Contro la tendenza della società attuale a lasciarsi poco andare a queste cose, a temere che distraggano troppo dalla vita reale, mentre in realtà negarsele porta al annientamento delle persone. Una persona che non si dà il diritto a sognare secondo me è una persona morta, perché non sviluppa ideali né voglia di fare cose belle.

Alberto: Tutto quello che facciamo riflette questo concetto, anche il fatto di rimanere un po' bambini nella realizzazione dei video. Infatti usiamo spesso marionette, facciamo plastici e costruzioni, e queste per me erano le cose più belle della mia infanzia.

Solenn: Forse noi siamo bambini che non vogliono crescere

Alberto: Comunque la fantasia che dobbiamo usare nella realizzazione dei video ci sprona sempre in tutto quello che facciamo. Dover pensare a un sacco di cose, prima ai personaggi e poi a come costruire loro e il mondo che sta loro intorno, è bellissimo.

Solenn: poi, rispetto a quando eravamo bambini, adesso possiamo fare queste cose avendo anche una storia pensata da noi, senza dover usare immagini e racconti di altri. Tra l’altro nei mondi che costruiamo noi per le nostre storie mi sento spesso più a mio agio rispetto al mondo reale…

I-R: Quando avete sentito com’era venuta la traduzione in italiano di 'La Compagnie Des Chats Noirs' non vi è venuta la curiosità di pensare a come avrebbero potuto venire in italiano i vostri brani vecchi?

Solenn: No. La traduzione, come detto, è nata dalla collaborazione, ma in generale le nostre canzoni nascono nella lingua in cui vogliono nascere. Io volevo comunque che in questo disco ci fosse almeno una canzone in italiano, per avere un minimo di richiamo al Paese in cui viviamo. Per esempio 'Cirque Funambiles' è nata prima in italiano che in francese, e la cosa divertente è che è stata scritta da me e Thibaut Derien, cioè due francesi che immaginano un testo in italiano…

I-R: Come mai stavolta non avete allegato i video nuovi al disco? Forse perché volete invogliare la gente a venirli a vedere mentre suonate dal vivo?

Solenn: L’altra volta c’era un film. 'La Lanterne magique', il film, era stato realizzato apposta per uscire assieme al disco. Quindi già che c’era un dvd allegato abbiamo incluso anche i video. Fare un allegato solo per i video per me non avrebbe molto senso.

Alberto: I nostri video nascono solo per accompagnare le nostre performance dal vivo e non per essere visti distaccati dal live. Sono in totale controtendenza rispetto al concetto di video tradizionale: sono artigianali, con montaggio abbastanza lineare, raccontano storie che si sviluppano lentamente, ecc..

Solenn: Il film era stato fatto per dare anche il lato visivo dei Grimoon, però inserire solo i video nel dvd allegato non ci sembrava una buona idea, e visto che per fare il film non c’era tempo, stavolta il disco esce senza immagini. A noi non piace guardare i nostri video sul televisore a casa.

Alberto: Secondo me lo spettacolo dei Grimoon dal vivo è 50% musica e 50% video. E i video hanno lo scopo di accompagnarci sul palco, difficilmente si possono distaccare da questo contesto. Durante i concerti vediamo che il pubblico apprezza molto la parte visiva del nostro spettacolo: spesso guardano più sopra di noi dove vengono proiettati i video piuttosto che noi stessi. Secondo me i nostri concerti sono possono essere considerati una sorta di cinema musicato.

I-R: Secondo voi il fatto che ancora adesso siate conosciuti essenzialmente da un pubblico di appassionati e non certo dalle grandi masse è dovuto soltanto ad un problema di visibilità oppure comunque quello che fate non potrà mai essere 'per tutti'?

Solenn: Ovunque abbiamo suonato, anche nelle feste dove c’erano solo persone anziane che ballavano il liscio (c’è capitato una volta), abbiamo sempre fatto tutti contenti. Secondo me possiamo piacere a molti, visti tutti gli elementi presenti nella nostra musica. Ma probabilmente continueremo ad essere un gruppo di nicchia. Quello che è certo è che non vorremo mai piegarci a fare cose fatte apposta per far successo, sia per le musiche che per i video. Tra l’altro, io sono proprio incapace di fare un video che sia adatto per la televisione, ci ho anche provato con 'La Compagnia Dei Gatti Neri': visto che è un pezzo più pop e ammiccante, però non c’è stato verso, non ci sono proprio riuscita.

Alberto: A noi piacerebbe solo poter vivere di quello che ci piace, anzi il mio sogno è di farlo in un modo circense, cioè avere una struttura che si muove con noi che andiamo in giro a fare il nostro spettacolo.

Solenn: Sì, sarebbe molto bello poter vivere di questo, però per ora andiamo avanti a farlo perché ci piace, e personalmente io lo faccio perché ne ho proprio bisogno. Poi vedremo quello che succederà, ma come dicevo non vorremo far mai nulla di impostato, pensare a cose tipo “sarebbe meglio cantare in italiano che in francese”, proprio perché così non saremmo più noi, e invece, come dicevo prima, i Grimoon nascono proprio per essere un riflesso di quello che siamo.

Stefano Bartolotta